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Le mie fanfictions brevi

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Il Carceriere Liberatore

Storia autoconclusiva

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( tratto dalla saga “Insigne Capitis* Martis” . *Sorta di riconoscimento dato ad un legionario o ad un generale per una vittoria, per lo più un serto, che poteva essere d’alloro, di quercia, o di  metallo prezioso.)

" Egli possedeva una corporatura possente da non parere esser fatta di carne, bensì  di marmo, ma di un marmo vivo, caldo e pulsante, che sulla terra dove camminano gli uomini, non esiste.
Era alto, oscuro e bellissimo come un perfetto bronzo fatto da maestranze greche, tuttavia la differenza era che era vivo, più vivo di un qualunque uomo comune, egli risplendeva di eterna esistenza".

Questa breve storia l'ho scritta sei anni fa, ed è ispirata al personaggio di Ares, ma anche di Marte inteso come il dio guerriero italico, e si può dire che sia la capostipite di tutte le mie fanfictions che sono venute dopo. L'antagonista femminile non è definita, è una guerriera, un'amazzone, che potrebbe avere un legame misterioso ma intimo con il dio. In questa breve fic non sono presenti né Xena, né Gabrielle.

Riassunto
Dopo un attacco ad un santuario-fortezza umbro da parte dei Romani, una guerriera, fatta prigioniera, viene inspiegabilmente separata dalle compagne e rinchiusa in una cella, ricavata in una grotta sotterranea: perché? E chi è il carceriere incappucciato che le si presenta?

Rimase distesa lì per almeno una giornata intera al buio all'interno della grotta, su di un pavimento di nuda roccia scavata. L’amazzone non aveva già più il senso del trascorrere del tempo; la debolezza indotta dal senso di perdizione, dalla fame e dalla sete l'avevano resa incapace del più piccolo movimento. Perché l'avevano rinchiusa per poi dimenticarsi di lei? Se l'avessero lasciata a morire di inerzia? E, in questo caso, a che scopo? Eppure era convinta che doveva pur esserci una ragione. Quando aveva quasi perso la speranza, vide un bagliore di una torcia avanzare.
Quella fiamma fioca, mossa dalla corrente fredda di quel luogo sotterraneo, le parve un prodigio. Si girò appena su di un fianco per cercare di capire chi fosse: era un uomo, un soldato, forse, sì, un guerriero. Il buio le aveva reso gli occhi incapaci di distinguere altro … sì … era molto robusto, e aveva il passo sicuro.
« Chi sei? Sei un miles? Sei venuto per liberarmi? Dimmi, cosa vogliono da me? Lasciami parlare con i tuoi superiori, e … hai dell'acqua? ».
Nel momento in cui fu  più vicino alle sbarre, le parve più piccolo e contratto su se stesso, diverso alla prima impressione che ne aveva avuto. Era avvolto in un manto scuro e i cappuccio gli celava il capo e il volto.
« Carceriere? –chiese, poiché  era incerta circa l’identità e il ruolo di colui che le era di fronte- Ho sete, ti prego, dammi dell'acqua da poter bere! »
« L'acqua scorre ... sotto di te  ... ma sei come un ceco tu, non la vedi; senti il suo gorgogliare, ma non la vedi tu, preferisci la flebile luce, ti accontenti ... »
« Chi sei? Cosa dici? Ti prego, dammi dell'acqua! »
E tentò di avvicinarsi verso quella figura d'uomo poco distinta, strisciando, rimanendo in ginocchio, aggrappandosi con ambedue le mani alle sbarre.
Egli aprì la cella, l’altra alzò la testa per scorgergli il viso in modo  da coglierne l’espressione per capire che cosa lui avesse intenzione di farle. D'improvviso si avvide che lui aveva in mano una brocca e nell'altra una coppa, fatta di vetro finissimo, con un'iscrizione incisa sopra come di quelle che  se ne vedono solo sulle tavole dei patrizi.
« Vuoi bere? »
« Sì, per favore ».
« Vuoi vivere? »
« Sì ».
« Vienitela a prendere! »
A quel punto l 'uomo cominciò ad agitare la brocca ora a destra ora a sinistra, come se fosse un gioco, ed ella cercava di  afferrarla, ma lui era più veloce di quanto ella potesse immaginare. Nel momento in cui l’amazzone stava per afferrarla, l’altro fece cadere il prezioso contenitore che si spaccò in mille pezzi nel momento in cui raggiunse il suolo. L’altra batté le mani a terra rabbiosamente, ma alzò la testa risoluta: sì, la coppa che lui aveva ancora in mano era colma. Allungò un braccio per togliergliela, ma l'altro inaspettatamente se la portò alle labbra:
« Se la vuoi, prova a sottrarmela adesso! » e la bevve.
Lei per niente scoraggiata, ma accecata dalla sete e pervasa da una decisione inusuale, si alzò in piedi e si aggrappò all’uomo, quasi arrampicandosi. Solo in quel momento si accorse di quanto lui fosse realmente alto; lo afferrò per il viso e portò le labbra alle sue labbra cercando di estorcergli il liquido vitale, aprendogli la bocca con prepotenza, succhiando. Solo poco  prima si era accorta che due occhi di ghiaccio brillavano, astuti, sotto quel cappuccio.
Egli si abbassò e, con sorpresa di lei, schiuse la bocca assecondandola, rivelando di non aver inghiottito l'acqua ed ella poté bere. Il cappuccio nel trambusto  era sceso (volutamente?) e quel volto non fu più celato. Si aggrappò  a lui  e si dissetò provando un senso di pienezza fino ad allora sconosciuto: quell'acqua le parve la più dolce mai assaggiata. Non si rese conto di ciò che stava realmente succedendo, tanto era trasportata da una deliziosa sensazione; infatti, dopo aver bevuto fino all' ultima goccia dalle labbra grosse e morbide di lui, lo stava baciando. Egli, tutt’ altro che sconcertato, la baciava a sua volta con tale trasporto da afferrarle il polso sottile per poi spingerla, sollevandola, contro il muro della cella con la forza  delle sue massicce membra. Il corpo di lei era piccolo, anche se ben fatto, e da virgineo quale sembrava si era rivelato, selvaggio, percorso da un fremito si era si era riscaldato a contatto di quello dell’uomo. La giovane aveva allargato le cosce ormai scoperte, per avvinghiarsi a lui. Egli possedeva una corporatura possente da non parere esser fatta di carne, bensì  di marmo, ma di un marmo vivo caldo e pulsante, che sulla terra dove camminano gli uomini, non esiste. La donna inalando dal naso, d'improvviso, percepì forte l'odore aspro di cuoio appena conciato. A quel punto la mente le andò a cercare un ricordo e, subito, ebbe terrore e si scostò, tremante, da lui; lo guardò diritto in viso ed egli si allontanò di un passo affinché lo potesse guardare nella sua interezza.
« Voi? »
Ansimava e la voce le usciva a fatica:
« No ... non voi! »
Con la mano si toccò le labbra umide, inorridita di sé stessa. L’altro non rispose e si limitò a sorridere beffardo.
Era alto, oscuro e bellissimo come un perfetto bronzo fatto da maestranze greche. La differenza era che era vivo, più vivo di un qualunque uomo comune, egli risplendeva di eterna esistenza. La guerriera percepì come un sibilo acuto alle orecchie e successivamente una fitta alla bocca dello stomaco tale che ella non riusciva più a respirare.
« Ero venuto qui da te per parlarti riguardo a ciò che mi hanno detto le Parche, quando le ho interrogate su di te ».
« Cosa state dicendo? »
« La profezia che mi è stata rivelata è davvero inaspettata e, ti rende partecipe e figura di spicco di un Fato Sacro, quello degli Déi Sovrani ».
Rispose Marte, il Dio della Guerra, con un tono tanto autoritario da far venire i pelle d'oca.  Mentre le parlava sentiva in lui delle frasi, attraversargli la mente, sibilando: una donna, armata e rivestita di una corazza, in piedi sulle solide  mura, con dei lunghi, scuri, capelli al vento ...
« Sai non credevo che tu fossi tanto risoluta, me ne sono reso conto soltanto ora mettendoti alla  prova, anche se dai la perfetta impressione del contrario; ma io sono qui per accertarmi del vero e non di ciò che appare … »

Con un gesto leggero Marte si toccava la barba sul mento, puntandole lo sguardo contro, indagatore; e, di nuovo, quelle parole, che sembravano appartenere ad un tempo remoto, questa volta supportate da immagini più vivide, tornarono ad occupargli la mente: una piccola fanciulla bruna in piedi sulle mura difensive di una città, ma quale città? E perché quella visione lo faceva sentire allo stesso tempo eccitato, ma anche pervaso da nostalgia e tenerezza?
« Parleremo più tardi di quello che sta avvenendo, per adesso darò ordine che tu sia condotta in superficie e che ti sia dato del cibo ».
Una fanciulla in piedi sulle mura ... in piedi sulle mura … una fanciulla che presidia le mura …

L'Energia Vitale in lui era procurata da un conflitto che era sempre in equilibrio instabile, un bianco e nero che si rincorrono, si abbracciano a vicenda producendo un'enorme Energia, una Grande Forza. Tuttavia tra queste due Forze primordiali in lui era più spesso preponderante quella di carattere prepotentemente  Maschile, legata al mondo Ctonio, ed era per questo che non era perfetto e non aveva mai raggiunto un esito di successo completo  nelle sue azioni. La Perfezione non fa parte di questo Mondo Materiale e chiunque la raggiunga non ne può più farne parte.
Marte, dal canto suo, era sempre in bilico tra lo stato del mondo Ctonio (materiale-terrestre), tra quello Uranio (Celeste) e quello Katàctonio ( mondo di sotto-infero). Di questi tre diversi mondi aveva  parte, ma di nessuno dei tre faceva parte . Nel mondo Katactonio,quello più propriamente vicino agli inferi, e aveva rischiato di scivolarvi definitivamente in più di una occasione, eppure se era sempre tratto fuori con estrema disinvoltura tranne che nel caso dell'Insigne Capitis …
in cui se non fosse stato per gli altri dei la vicenda si sarebbe conclusa diversamente. In particolare fu un sacrificio a salvarlo. Marte aveva ricordi confusi riguardo a quel tempo ed anche se si sforzava l'unico risultato che ne traeva erano soltanto brandelli di episodi confusi, dolorosi e, lui odiava la sofferenza. Egli era troppo superbo per chiedere ad altri dei spiegazioni. Avrebbe ricordato se fosse stato necessario; in ogni modo avrebbe riavuto l’Insigne Capitis e, anche se non sapeva più il perché, lo rivoleva.

CONTINUA …

Se a qualcuno piacerebbe leggere il seguito di questa storia, me lo faccia sapere, perché già esiste da anni in alcuni miei vecchi taccuini, solo che dovrei rielaborarlo e correggerlo.

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Disclaimer: Questi personaggi appartengono tutti alla Universal Picture; con queste fanfictions non voglio infrangere nessun copyright, né ho nessuno scopo di lucro.

ATTENZIONE: Tutti i personaggi sovrannaturali descritti, come accade notoriamente nel telefilm Xena:Warrior Princess, sono fittizie rappresentazioni; non sono intesi come entità realmente esistenti facenti parte di qualsivoglia culto o religione. Con questo racconti non ho intenzione di offendere nessuno.

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