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Le mie fanfictions brevi

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I PERSONAGGI

Principali

 

ARES-MARTE: IL DIO DELLA GUERRA

 

 

XENA: LA PRINCIPESSA GUERRIERA

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GABRIELLE-OLIMPIA: WARRIOR BARD (LA POETESSA GUERRIERA)

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CUPIDO, Il DIO DELL'AMORE

 

 

 

 

 

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Xena,l'Imperatrice del Mondo e la Lancia che Ferisce e Risana

Storia autoconclusiva

ares xena gabrielle

 

Questa breve fan fiction è nata da un sogno che ho fatto una mattina, verso l’alba.
Alcune teorie fanno accenno alla possibilità dell’esistenza di uno sterminato numero di universi paralleli dei quali ignoriamo l’esistenza; ebbene, se Xena non avesse deciso di redimersi, non avesse incontrato Hercules, e fosse diventata una conquistatrice senza scrupoli? Se Gabrielle non fosse mai stata la sua migliore amica? E  ancora se per uno strano meccanismo, dovuto ad un equilibrio di contrari, il Dio della Guerra non fosse stato l’essere spietato che c’è stato propinato?
Questa storia è ispirata all’episodi Armaggedon Now I  e II di Hercules e When Fates Collide di Xena. Attenzione storia consigliata dai sedici anni in su per le tematiche trattate.

Avevo preparato questa breve fan fiction per il concorso dei talenti del forum, ma non ho fatto in tempo ad ultimarla per la data di chiusura, tuttavia l’ho pubblicata lo stesso sul mio sito. Non è la solita fan fiction puramente romantica, ha dei toni drammatici ed erotici, e presenta una Xena malvagia, un triangolo amoroso complesso e … in certi punti perverso tra Xena, Ares e Gabrielle. Forse, l’unica pecca è che è sintetica, e con un finale che si presta a molte interpretazioni. Divertitevi!

 

Basata sul triangolo: Xena-Ares-Gabrielle
Coppie: Ares-Xena; Ares e Gabrielle; Gabrielle eXena.
Genere: Bi-text, nel sono presenti riferimenti all’intreccio dei rapporti e dei sentimenti ambigui tra questi tre personaggi.

La manodopera schiavile, unita a quella degli operai salariati, pareva non essere sufficiente per portare a termine nei tempi determinati la costruzione del tempio alla dea Xena. Gli ordini erano stati chiari: o l’edificio sacro veniva eretto il più celermente possibile, entro la data per la celebrazione dell’incoronazione, o gli uomini avrebbero subito gravi privazioni e punizioni. Di conseguenza i lavori presso il mastodontico cantiere procedevano ad un ritmo parossistico, non si fermavano nemmeno di notte, ed erano utilizzati impietosamente sia donne, sia bambini.
Tra loro spiccava una fanciulla minuta, vestita di stracci, dai corti e chiari capelli, che nonostante l’apparente fragilità era in realtà molto forte tanto da essere di grande aiuto ad un gruppo di uomini che sistemavano le pietre le une sulle altre, incassandole attraverso delle leve che erano applicate in apposite fenditure praticate sui blocchi.
Gabrielle, questo era il nome di quella giovane eccezionale, si allontanò per andare a caricarsi sulle spalle un’asta alle cui estremità erano appesi, in precario equilibrio, due secchi pieni di piombo bollente. Dei rocchi colonna andavano fissati e, lei era particolarmente abile nell’operazione di colare nei canali il piombo fuso, senza errori.
Tuttavia, mentre percorreva quel tragitto verso la destinazione, vide che alcune donne venivano crudelmente battute, perché si erano accasciate al suolo esauste. Gabrielle non  resistette a quella visione: no, non sopportava i soprusi, era nella sua natura, non poteva farci nulla.
Posò il proprio carico a terra, sfilò il bastone, lo afferrò con ambedue le mani, e con un salto in aria coprì la distanza che la separava dagli assalitori. Agevolmente, facendo ruotare l’arma, mosse una raffica di colpi al viso e alle ginocchia di un avversario con i quali lo atterrò senza sforzo, gettandolo nella polvere. Con uno scatto, allargando le gambe e piegandole, si parò di fronte alle malcapitate, aggressiva nell’intento di proteggerle; le due si acquattarono dietro di lei, sofferenti, ma con la nuova speranza che forse sarebbero riuscite a salvarsi.
Sfortunatamente, di quella situazione si accorse un alto ufficiale, che avvicinandosi richiamò l’attenzione di molti dei suoi sottoposti, ordinando di catturare la ragazza.
Lei oppose abilmente resistenza, menando colpi a destra e a manca, brandendo il bastone con tecnica sopraffina, tuttavia in breve, essendo i nemici in numero maggiore, fu bloccata.
Gabrielle si dimenava come un’anguilla, ma fu costretta ad inginocchiarsi ed ad abbassare il capo dopo essere stata ripetutamente percossa sul volto.
-Tu, ribelle, già eri stata ammonita!- urlò ringhiando l’ufficiale che indossava un lucido elmo di bronzo che luccicava al sole di mezzogiorno- Ti abbiamo lasciato in vita perché sei capace nel lavoro e in questo momento non possiamo perdere nessun elemento, però, brutta puttana , non posso tollerarti ancora e non dimentico che sei stata arrestata perché facente parte della resistenza contro la nostra diletta dea ed imperatrice, Xena- abbassò la testa, pronunciando quel nome, in segno di rispetto- perciò credo proprio che oggi metterò fine ai tuoi giorni: battetela con il flagello!
Gabrielle si morse il labbro, mentre due la tenevano per le braccia e un terzo le denudava la schiena muscolosa strappandole le vesti senza ritegno.
-E uno! –urlò il torturatore, dopo aver alzato il braccio ed aver impresso al colpo una notevole forza.
-Aaah! - Strinse i denti lei, pensando concitatamente al fatto che se fosse riuscita a prendere l’arma che teneva nello stivale, forse, avrebbe potuto sfuggire dagli aguzzini.
Quando i pezzi di ossa e piombo fissati alle stringhe della mazza furono ritirate, strapparono via delle strisce di pelle viva dalla schiena della donna, alla quale sfuggì un altro atroce urlo di dolore.
Tuttavia, il secondo colpo non arrivò, poiché una mano salda aveva bloccato il polso dell’aguzzino, scaraventando quest’ultimo contro un pesante blocco di pietra squadrata fracassandogli il cranio.
-Gaio Metello, non vorrai mica rovinare una cute così nivea e delicata, per uno stupido atto di insubordinazione. Questa è merce adatta ai prostiboli di stato, lo sai che dobbiamo riempire le casse il più possibile per soddisfare l’imperatrice e migliorare sempre di più l’impero. Ho notato che stai facendo troppi sprechi in questi giorni, lasciandoti trasportare dal gusto della violenza e dei giochi. Per quello ci sono i campi di battaglia e io ti ci mando volentieri, se ti dimostri così zelante.
L’ufficiale si inginocchiò e quel gesto fu imitato immediatamente dai soldati.
-Perdonami, mio signore, io non … pensavo …
-Appunto, tu non pensi!- mise un dito sulla propria fronte schernendo l’ufficiale- Se venisse a saperlo lei …
Gaio Metello sbiancò, e il suo atteggiamento era mutato al punto da sembrare quello di un bambino piagnucoloso che teme l’ira materna.
-Divino Ares, no, vi prego siate clemente!
Il Dio della Guerra, oscuro ed imponente, si ergeva minaccioso al di sopra del malcapitato.
Ghignò beffardo.
-Va bene, ma tu partirai immediatamente per le provincie d’Armenia, ci sono dei focolai di ribelli da sedare lì.
-Ma, ma … mio signore, sono luoghi lontani.
Ares mise le braccia muscolose conserte, con espressione tanto risoluta che anche gli schiavi e gli operai li intorno che stavano seguendo la scena tremarono.
-Non contraddirmi. Non ho intenzione di ripetermi. Alzati e vattene. In quanto alla schiava … verrà portata a palazzo e guadagnerà denaro per il mantenimento dell’impero vendendo il suo corpo, il materiale servile scarseggia ovunque, poiché l’imperatrice ultimamente non fa prigionieri, -preferendo giustiziare tutti gli oppositori- perciò e questo ordine è esteso a tutti, non uccidete inutilmente!
-Sì, sarà fatto.

 

Il Dio della Guerra aveva sposato Xena, la Principessa Guerriera, e con gli anni e guerre su guerre erano riusciti ad impadronirsi dell’impero di Roma ed ad estenderlo fino a tutte le terre conosciute.
Dopo l’annessione dell’impero cinese, che a lungo aveva resistito ai loro attacchi, Xena sarebbe stata incoronata imperatrice sull’intero mondo. Nel frattempo la Principessa Guerriera aveva deciso di diventare una dea e mangiando l’ambrosia, oltre ad acquisire l’immortalità, aveva potuto raggiungere quella perfezione come guerriera che un essere umano non avrebbe mai potuto sognare di ottenere. Si diceva che fosse grandemente più forte del suo stesso consorte, e che nessuno era in grado di contrastarla. Perfino Hercules era perito nel tentativo di liberare dall’oppressione i popoli, e la medesima sorte era toccata a tutte le altre divinità compresi Zeus, Era, Athena, Ades … e molti altri. Ares e Xena insieme erano invincibili ed insuperabili.

Gabrielle, dopo essere stata sommariamente medicata, era stata abbigliata con ricche vesti panneggiate e un elegante peplo; per coprire i suoi corti capelli, che erano stai giudicati impresentabili dalle acconciatrici, le era stata fatta indossare una parrucca bionda elaborata in modo stravagante e ornata da un diadema d’argento.
Due guardie la scortarono lungo corridoio, finché aperto un grosso portale non la gettarono ai piedi del Dio della Guerra.
Lui era girato di spalle, schioccò le labbra e, con un  gesto altezzoso del braccio mandò via i suoi sottoposti. Quando il dio lentamente ruotò su se stesso di tre quarti i loro sguardi si incrociarono, e a Gabrielle parve che lui fosse avvolto in un alone luminoso che le colmò il cuore di meraviglia, ma durò appena un attimo.

Oscuro angelo, io credo in te, sei tu il mio salvatore …
Mi hai spalancato la tua porta, accogliendomi.

Egli prese a tormentarsi la barba sul mento, nervosamente.
Fu lei a prendere la parola, pur restando ancora genuflessa con riverenza.
-Ares… mi dispiace… non avevo previsto che … è tutta colpa mia.
-Gab, che cavolo ti è venuto in mente di fare? –Sbottò lui contrariato, battendo un piede a terra- Hai rovinato completamente il piano, stava procedendo tutto liscio come l’olio. Xena sarebbe venuta ad ispezionare i lavori di lì a poco; hai perso una delle migliori occasioni per tenderle un agguato inaspettato. A proposito hai ancora il pugnale di Elios?
-Sì, lo tenevo nello stivale e per fortuna non se ne accorto nessuno. –alzandosi in  piedi, si aprì leggermente la veste, senza mostrare imbarazzo, facendogli vedere dove lo aveva sistemato; l’arma in grado di uccidere le divinità era in una custodia di cuoio agganciata alla coscia - Eccolo qui. So di aver fatto un  grosso errore, però non ho resistito alla vista di quelle poverette maltrattate a quel modo, io …
La risposta del dio fu inaspettata ed egli modulò la voce, rivelando preoccupazione, pronunciando quelle parole:
-Ti comprendo, tuttavia per poco non ti fai ammazzare! Sei stata un’imprudente.
L’altra alzò il pugno caparbia.
-E tu non dovevi proteggermi! Me la sarei cavata. Metello mi ha sempre minacciata, punita, ma poi …
-E come? Non puoi chiedermi questo. Tu sei il capo della mia resistenza, non posso perderti, sei la migliore guerriera di cui io disponga.
-Proprio per questo, Ares, ti stai esponendo troppo. Qualcuno potrebbe cominciare ad avere sospetti su di te e allora tutto sarebbe perduto.
-Sono il Dio della Guerra, lo spietato, feroce, opportunista Dio della Guerra. Chi mai potrebbe anche minimamente dubitare di me?
-La tua consorte stessa ad esempio. Ha spie ovunque.
-Lo so, ma sono preparato. In questo momento in cui noi due stiamo parlando ho eretto una barriera, lei non può individuarci e nemmeno sentirci. –Inoltre, l’elemento più importante, e quello che mi assicura la massima sicurezza, è che lei mi crede un debole. Un essere succube asservito alla sua volontà che farebbe ogni cosa per lei, invece io fingo, e sono bravo a farlo …
- Tuttavia se tu non la avessi appoggiata in tutto il suo operato in passato, combattendo al suo fianco, Xena non sarebbe diventata mai così potente!
Urlò Gabrielle facendo un passo in avanti, guardandolo dritto negli occhi, rivelando di non provare nessuna soggezione nei confronti del suo potente interlocutore.
L’altro non si scompose, si limitò ad alzare un sopracciglio; ormai conosceva l’indole di quella donna minuta: era portata alla giustizia e avrebbe combattuto per essa fino alla morte.
-Io non capivo … credevo di aver assoggettato Xena, di averla fatta mia, ma la verità era solo che lei aveva assoggettato me, un dio! – si batté la mano sul petto assumendo un’espressione aggressiva in volto- Ha solleticato la parte peggiore di me per indurmi a seguirla, ad assecondarla in tutto ciò che voleva e io goduto con lei della strage, delle città avvolte nel fuoco, dei nemici maciullati sui campi di battaglia, delle torce umane appese alle croci! Ma c’è stata un momento in cui ho riacquistato la lucidità. – il tono della sua voce cambiò, e divenne quasi tenero, mentre si andava elegantemente  a sedere su di uno scranno- Voglio che tu lo sappia, Gabrielle, perché ho bisogno di condividere questo peso opprimente con qualcuno che sia in grado di capirmi. Xena  rimase incinta, due anni or sono, ma riuscì a nascondermi la gravidanza; mi disse che avrebbe condotto gli eserciti verso nord, che c’era qualcosa che doveva cercare lì e, mi lasciava il comando di Roma per un po’. Le risposi: … Certo, tutto quello che vuoi, mia regina!- lui chinò il capo in segno di assenso, piegando le labbra, come se avesse la moglie di fronte- Ma se cerchi un tesoro, o un’arma preziosa, potrei darti una mano. Lei mi rispose persuasiva che era un’impresa che doveva compiere da sola e che se l’amavo non dovevo in nessun modo intervenire. E io che avevo qualche sospetto, insistetti, perché ero geloso e temevo che mi tradisse con qualcun altro, ma Xena, poiché la riuscita di quel suo  piano era troppo importante, mi convinse pienamente usando le sue arti di seduzione … oh, le sue mani sul mio corpo, quel suo tocco così inconfondibile, a tal punto irresistibilmente provocatorio che … oh, scusa, sto divagando. In poche parole partì e seppi dopo, quando era troppo tardi, quello che aveva in mente: far nascere la nostra candida ed innocente creatura, poiché è un essere che ha nessuna colpa di essere stata generata da due canaglie come noi,  e sacrificarla a colui che le aveva chiesto un tale contributo. Costui è Lucifer, l’ex-arcangelo che aveva soppianto Ades nella conduzione degli inferi.
-Oh, Elì ci protegga da lui!- la donna gli si avvicinò, sorpresa da una tale rivelazione. -E come successe?
Il dio abbassò il superbo capo corvino e chiuse gli occhi amareggiato.
-Nostra figlia Eve, questo era il suo nome, era destinata a portare la luce sulla terra a condurre gli uomini in una nuova era senza oppressioni e, diceva la profezia, la sua ascesa avrebbe portato inevitabilmente a morte noi, i suoi genitori. Non si sa se per sua mano o per mezzo di qualcun altro. Insomma, sarebbe venuta un’epoca Splendente ricca di pace, in cui i popoli della Terra avrebbero potuto riallacciare quel legame con i Cieli spezzato anche a causa dell’avvento di noi déi. Ebbene, quando Xena lo seppe da Lucifer si tenne il segreto, e non volendo assolutamente perdere il potere acquisito, era disposta a tutto anche ad uccidere sua figlia. Ma il Signore degli Inferi le disse pacatamente di consegnargliela per stornare quanto predetto. Io non ho potuto fermarla sono arrivato troppo tardi, la mia piccola … la mia piccola Eve! Tuo padre non è altro che un fallito, un fallito! Avrei dovuto uccidere io stesso Xena quel maledetto giorno, e toglierle la bambina, ma la mia mano vacillò, e mi nascosi. Come potevo ferire a morte la donna che amavo? Che amo …
-Non avevo idea di tutto questo. –Gabrielle gli si avvicinò e, vedendolo tanto affranto, lentamente gli posò una mano sulla sua, mentre l’altro alzava lo sguardo fissandola.
-Non ti ho chiesto nemmeno se stai bene, sono troppo preso dai miei pensieri; sei la mia migliore alleata, perciò è importante che tu stia in buona salute. Quelle ferite che ti hanno inflitto oggi devono farti molto male, ho visto che i piombini hanno portato via dei brandelli di pelle. Mi chiedo come tu possa reggerti in piedi, sei davvero eccezionale, ragazza mia! Non ho sbagliato a sceglierti tra tanti.
L’altra come se non lo avesse udito, gli strinse maggiormente la mano e questa volta l’altro intrecciò le dita con le sue.
-Sai se è ancora viva?
-Sì, lo è, lo sento. -Si passò la lingua fra i denti- guardando lontano- percepisco il suo cuore battere, ma non posso raggiungerla, né liberarla! Aaah, madre snaturata!
Si alzò il piedi, e Gabrielle fece un posso indietro, accorgendosi che in lui quel momento di cedimento era ormai trascorso.
-Giuro che affrancherò questo povero mondo dalla sua tirannide, dovesse essere l’ultima cosa che faccio!
-Bene, qual’è la prossima mossa?
-In primo luogo, togliti i vestiti.
-Cosa?
L’altra lo scrutò perplessa, leggermente imbarazzata.
Il dio aggrottò la fronte buffamente, capendo di essere stato frainteso e tentò di rimediare:
-Devo medicarti le ferite, devi essere al cento per cento.
-Sì, hai ragione.
-Siedi sul mio scranno, faccio presto.
La donna ubbidì, calandosi la veste, in modo da lasciare scoperta la schiena.
L’altro le si avvicinò imponendo le mani ed irradiando una luminescenza azzurrina.
-Ah, meglio! Umh … grazie.
-Allora, sai che Xena ha una sorta di harem composto sia da uomini … sia da donne, voglio che tu ti intrufoli tra loro. –Ares le passò le nocche sul dorso, ancora scoperto, in modo leggero, ma che a lei fece correre un brivido lungo la schiena – hai una pelle davvero molto morbida, era veramente un peccato che ti rimanessero quelle cicatrici.
-Avevo sentito dire che avesse tutta una serie di amanti, ma non sapevo che avesse un harem vero e proprio … e che le piacessero anche le donne; ma tu non hai mai … insomma, sei suo marito … oh, perdonami, forse sono troppo invadente, non sono affari miei.
-Mi sembra una domanda sensata, invece. All’inizio ne era geloso, ma, poi, beh, alle volte lei mi invitava ad unirmi ai loro giochi, e non era niente male la cosa.
-Io non mi abbasso a certi sotterfugi, ti prego studia un altro piano.
-Devo ricordarti cos’è successo al tuo consorte? E al tuo maestro d’armi, Hercules?- la donna si rattristò, e strinse concitatamente la veste sulle ginocchia- Non ti chiedo di partecipare a quelle orge, ma di cercare di attirare l’attenzione di Xena, tanto da riuscire farle a abbassare la guardia ed ucciderla con il pugnale di Elios.
Gabrielle si morse il labbro.
-Certo, mi sembra sensato … in fondo un piccolo sacrificio da parte mia, vale milioni di vite oppresse. Il mio caro Joxer è morto per salvarmi da lei, ha avuto una fine atroce. Sì, lo devo fare anche per lui.
Il dio annuì.
-Le piacciono le donne minute come te, apparentemente fragili. Le adora, perché dopo averle indotte ad innamorarsi di lei perdutamente, le tratta come dei giocattoli. Non mi dimenticherò mai la fine tragica della bellissima e dolce Callisto: si è suicidata per colpa sua.
-Capisco. Penso di poter cominciare subito. Dimmi dove devo andare.
-No, non puoi uscire così presto da questa stanza, ricorda il motivo per quale loro credono tu sia qui.
-Aspetterò, allora. Nel frattempo, però, che facciamo?
Gabrielle si tolse la parrucca, ravvivandosi i corti capelli.
-Non prendere tanto alla leggera questa missione; potresti rimanere affascinata da lei al punto di non essere più in grado di farla fuori.
Ares la stava osservando attentamente con malcelato interesse, mentre lei si sedeva sul kline liberandosi del panneggio.
-Avevo caldo! Ora va meglio. No, non succederà. Il mio odio per lei e l’amore per tutti gli oppressi mi faranno mantenere la lucidità. Inoltre, non mi sono mai piaciute le donne!
L’altro rise a fior di labbra, appoggiando la mano sull’elsa della spada.
-Non hai idea del potere che sa esercitare sulle persone, io stesso non ho potuto mai resistere. Per questo, non devi lasciare che la cosa duri a lungo.
-Va bene, cercherò di seguire il consiglio. Altro?
Gli sorrise di rimando, sprezzante, mostrandogli quanto fosse risoluta.
-Bene, ti vedo convinta e questo mi piace; perciò c’è un’altra cosa che voglio chiederti, -si avvicinò piegandosi su di un ginocchio di fronte alla donna- non appena l’avrai … tolta di mezzo, prendi quel pugnale uccidi anche me.
-Ares?
Lo fissò, sorpresa, con gli occhi verdi spalancati.
-Perché ti sbalordisci tanto? Io sono colpevole quanto Xena di quello che sta avvenendo nell’impero tutto; inoltre, senza di lei io non potrei vivere, l’intero e vasto mondo mi parrebbe troppo vuoto.
-L’ami così tanto?
Il dio abbassò lo sguardo scuro e fiero, ma non rispose.
Gabrielle gli poggiò una mano timidamente su di una spalla.
-Capisco, tuttavia hai una figlia da cercare e salvare. Non arrenderti. Io ritengo anche che potresti aiutarci a rimettere la cose in ordine, sei … tu non sei come Xena.
-Non mi conosci, sono un essere spregevole. Per esempio, adesso, non ho dei pensieri diciamo “puliti” su di te. Siamo completamente soli, tu sei così piccola eppure una guerriera letale e bella, -le mise una ciocca di capelli dietro l’orecchio- mi stai fissando con una tale intensità, stai guardando dentro di me, vedi tutto il mio dolore,  mi stai desiderando, e tuoi occhi mi dicono tutto ciò che con le labbra non oseresti mai a pronunciare.
L’altra chiuse le palpebre, e schiuse la bocca, voltando da un lato il viso: era vero, quando il Dio della Guerra l’aveva contattata era stata diffidente, ma poi quando lui le aveva fatto capire che era dalla loro parte, l’aveva ammirato profondamente per l’enorme impresa che stava compiendo. E le era apparso bellissimo e dannato nella sua sofferenza, nel suo desiderio di cambiare il mondo uccidendo la donna che continuava irrimediabilmente ad amare.
-Non dovevi salvarmi oggi, mi sento troppo in debito con te … e sono così sola.
-Anche io sono solo.
L’altro la sdraiò sul kline, salendole rapidamente sopra come un felino.
-Promettimi che mi ucciderai, non appena avrai … giuramelo!
-Come posso farlo?
-Non ho altro modo per liberare mia figlia, capisci? Se io muoio la profezia si sarà avverata e lei verrà meccanicamente tratta fuori dalla sua prigione.
-Ma io … non potrei mai. Tu, non lo meriti!
-Giuramelo!
Le poggiò leggermente le labbra sulle labbra, e sussurrò con persuasiva dolcezza:
-Giuramelo, o non ti lascerò andare!
-Allora, non lasciarmi andare.
Il dio scosse il capo, si alzò, e si girò mettendosi a braccia conserte.
-Gabrielle, che ti sei messa in testa? Non puoi salvarmi, è il mio destino.
-Trova un’altra strada, so che puoi riuscirci, se lo vuoi.
-Ho unito il mio Fato a quello di Xena il giorno che l’ho sposata … ormai non c’è nulla che io possa fare per cambiarlo.
La donna mise le mani ai fianchi.
-Sei un dio! Non puoi pensare solo per te stesso, considera le vite di tutte le altre persone, e a quella di tua figlia: ha bisogno di un padre che le stia accanto, che le indichi la giusta via!
Ares si voltò con uno scatto, allargando le braccia, con i lineamenti contratti in un moto d’ira.
-Io non sono mai stato giusto! Io sono il Dio della Guerra, porto solo distruzione al mondo!
Anche lei alzò la voce agitando le braccia.
-I vecchi ruoli sono stati soppiantati, non c’è più quell’ordine e tu puoi essere te stesso!
-Sei cocciuta!
-E tu sei … sei …
Ma lei non terminò la frase, poiché lui l’aveva abbracciata, portandosi la sua testa al petto.
-Sei testarda, ed è per questo che ti ho scelta.-le accarezzava la nuca- Giura che mi ucciderai, mia piccola ed abile sicaria, uccidimi …
-Piuttosto preferirei morire per difenderti!
Gli posò i palmi sui possenti pettorali, alzandosi in punta di piedi, urlandogli quelle parole in faccia.
-Così non va bene per niente. No, non va bene, non doveva succedere questa cosa tra noi, sto facendo un grosso errore, un enorme …
Fu l’altra a continuare, prendendogli il viso con entrambe le mani.
-Imperdonabile …
Il dio con un sol gesto le slacciò la veste, facendola scendere rapidamente.
-Inammissibile …
-Meraviglioso, turpe, peccato … E la sollevò prendendola per la vita per poi sbatterla contro il muro, allargandole le gambe e tirandole i capelli sulla nuca per unire con crudele voracità le labbra alle sue, mordendogliele.
Al termine di quel bacio lei era senza fiato.
-Giura che mi ucciderai o sarò più rude …
Sorrise bieca con la voce rotta dall’eccitazione:
-Fallo pure, Dio della Guerra!
Le mani di lui scesero sulle sue cosce sode e bianche, provocando maggiormente l’altra.
-Perché non hai paura di me?
-Perché non mi faresti mai sul serio del male.
-Cosa ti fa essere così sicura di te stessa?
-Semplicemente il fatto che ti servo viva ed operativa.
Senza sforzo la gettò sul kline, e la invitò a chiudere gli occhi, mentre le passava le dita sul collo scendendo fino al petto.
-Non credevo che fossi così audace … però lo sai che posso torturarti, in questo modo, sfiorandoti, senza appagarti, finché non mi darai l’assenso. Devi farlo per il bene comune, è un ordine.
Il tono della sua voce era caldo e persuasivo.
-Come puoi chiedermelo?- Lei spalancò gli occhi, come tornando in se stessa ­­­- Non senti quello che provo per te?
-Quanta gente saresti disposta a sacrificare per l’attrazione che provi per me?
Lei scosse il capo, restringendo lo sguardo e, alzandosi sui gomiti:
-Ares, non puoi farmi questa domanda, io … non potrei … tutte quelle persone innocenti.
-Lo vedi che ho ragione, non ti resta altro che obbedirmi.
Sentenziò il dio, reclinando la testa da un lato e facendo dondolare il pendaglio che portava sul lobo sinistro.
-Ci sarà pur un modo per …
-No, fidati di me. Se vogliamo che un Era di Pace scenda sul mondo, e che mia figlia sia libera, non c’è altra maniera.
Lei gli passava il dito sulla barba, intorno alla bocca.
-Io lo troverò.
-Te l’ho già detto che sei testarda?
Il dio rise arricciando il naso e muovendo ironicamente i lineamenti del viso.
-Sì, un paio di volte.
Ares si alzò all’improvviso, girandosi e mettendosi le braccia muscolose conserte, lasciando Gabrielle nuda e delusa: era così eccitata da sentire dolore dal  momento che l’oggetto del suo desiderio si era allontanato.
-Bene, visto che le cose sono chiare, non ci rimane che cominciare. Rivestiti, ti condurrò da lei come se fossi un mio dono per il suo Harem. Te la presenterò: ti prego di essere molto gentile e accondiscendente per non destare sospetti. Questo solo all’inizio, però. Quando vedrai di aver suscitato il suo interesse, mantieniti sulle tue, fingi ingenuità,  e di essere totalmente estranea ai giochi d’amore, vedrai la sua libidine crescere.
Si girò appena per vedere che reazione avrebbe avuto l’altra:
- Allora, muoviti; sei rimasta imbambolata?
L’altra si raggomitolò su se stessa, portando le gambe al petto.
-Non hai timore di morire? Chiunque lo sarebbe.
-Certo,  tuttavia io sono molto stanco. Ho vissuto per millenni e ho combattuto a lungo, alle volte, portando soltanto dei peggioramenti. Inoltre, le catene che mi tengono stretto a Xena sono troppo pesanti. Io l’ amo immensamente e lei, invece, mi ha tradito in tutti i modi.- si voltò avanzando di nuovo verso la guerriera dignitoso con la schiena ritta e lo sguardo superbo- Mi rimane soltanto di comportarmi, almeno alla fine, come si conviene al mio ruolo di dio e re.
La donna annuì, sollevandosi, e coprendo con pochi passi la  distanza che la separava da lui.
-Io manterrò la mia parola nei confronti di  Xena, tuttavia per quanto ti riguarda …
Ares aprì una mano e, senza toccarla, la fece volare all’indietro scaraventandola sull’ampio letto al centro della stanza.
Lei urlò, ma lo fissava caparbia.
-E se mi facessi odiare da te? Allora, avresti la forza di obbedire al mio ordine?
-E come ci riusciresti? Io nutro profondo rispetto nei tuoi confronti.
Il dio disparve e le riapparve sopra, sovrastandola, questa volta anche lui completamente senza vesti.
La donna deglutì a fatica: il cuore le pulsava nel petto talmente tanto che credeva stesse per scoppiare.
-No, così non è valido …  E per il pudore volse la testa da un lato.
L’altro teneva i gomiti appoggiati ai lati, sfiorandola leggermente con il petto villoso.
-Togliti, per favore … lo supplicava lei.
-E perché? Le sussurrò lambendole l’orecchio con le labbra.
Il corpo di Ares era tremendamente invitante, muscoloso, e le sue natiche erano sorprendentemente ben modellate; Gabrielle era rimasta impunemente assorta più di una volta ad osservarle mentre lui era voltato di spalle, durante il periodo in cui l’aveva allenata per fronteggiare un eventuale scontro con Xena. Ora che lo aveva così vicino, tanto da essere partecipe del suo piacevole calore e, spudoratamente  nudo, le mostrava la sua virilità di cui aveva spesso fantasticato, si sentiva in forte difficoltà ma anche estasiata.
-Quando tu sei entrato nella mia vita, mi si è spalancata come una porta colma di luce di fronte e, non solo per me, ma anche per tutti i Ribelli. Lei era invincibile per noi, ma con il tuo appoggio si è accesa una Speranza concreta di poterci liberare dall’oppressione. Avevamo pregato Elì per un eroe che ci desse la possibilità di salvezza, e lui ha scelto te.
-Mi hai idealizzato molto, ma dimentichi che sono stato io ad  aver ucciso Elì.
-E lui vuole che proprio tu sia il mezzo per porre rimedio a ciò che hai compiuto. Elì è apparso ad alcuni suoi fedeli, parlando di una “Lancia che Ferisce e Risana”. All’inizio pensavamo che fosse un’arma, ma adesso mi rendo conto che non era così. Tu sei la Lancia.
Per la prima volta Gabrielle vide negli occhi di Ares lo smarrimento, infatti divennero verdastri e si mossero concitatamente.
-Io il mezzo di Elì? Ma andiamo … Stai solo cercando di distrarmi, vero?
-No, è quello che penso sul serio e non solo io, ma anche tutti gli altri.
Le passò le mani fra i capelli, afferrandole il piccolo capo e sorrise bieco:
-Mia cara, allora, ho ragione io, non ti rendi conto che anche Elì mi sta chiedendo un sacrificio estremo, come quello che ha compiuto lui?
-No, non …
L’altra spalancò la bocca: oh, poteva essere, no, no…
-Fai silenzio adesso, guerriera. Voglio godere della donna che mi ucciderà.
Con le mani seguì le linee dei suoi fianchi per poi rivoltarla con decisione. Iniziò a palparle i glutei, avido, mentre lei non pronunciava una sola sillaba, non riuscendo a credere che stesse realmente avvenendo.
-Oh, sei un frutto da assaporare piano … lentamente; è da molto che ho voglia di te, ma la missione aveva priorità su tutto. Sai, mentre ti allenavo, non so quante volte mi sono frenato dal saltarti addosso. Ti mostravi sempre così distaccata e fredda con me, nulla mi ha fatto intuire che in realtà fremevi per me, fino ad oggi.
-Non mi sono mai ritenuta degna nemmeno di sfiorarti le labbra … sei il mio angelo oscuro.
L’altro emise come un grugnito di assenso, come un gatto quando fa le fusa, salendole sopra e facendole sentire quale fosse il suo malizioso proposito.
-Non sai quante volte l’ho immaginato che tu mi toccassi così, ma non osavo ritenerlo possibile, perché tu ami lei.
-Dimentica per qualche ora tutto il resto, anche io lo farò.
-E se lo scoprisse? Questo potrebbe essere dannoso alla riuscita del nostro scopo. – Gabrielle si era abilmente rivoltata per guardarlo in volto- So che nonostante ti tradisca è molto gelosa di te, e ho saputo della tremenda sorte delle tue amanti.
-No, no, non lo saprà mai, non farà in tempo. E ora, smettila di parlare, ti poni troppi interrogativi … zitta, zitta… ssh, voglio solo sentirti ansimare per il piacere.

 

 

*
Ares e Gabrielle erano entrambi di fronte alla porta della stanza dell’imperatrice.
-Ci siamo, hai tenuto bene a mente quello che ti ho detto?
-Perfettamente.
Lo fissò come a cercare coraggio nei suoi occhi, poiché era la peggiore delle battaglie che avesse mai affrontato.
-Quando aprirò questa porta, tesoro, non potrai tornare più indietro, dovrai andare per forza fino in fondo. –le mise una mano sulla spalla scoperta- Da ora in poi potrebbe accadere di tutto perché lei è imprevedibile, tuttavia ricorda che io sorveglierò sempre l’intera situazione e che ti agevolerò o verrò in tuo soccorso. L’importante è che tu mantenga i nervi saldi, anche un piccolo errore può essere fatale.
La donna annuì.
-Sai che ho fiducia in te.
-Bene, la dovrai adoperare tutta, perché potrebbe accadere che io sia costretto a fare cose che non ti piaceranno.
Lo guardò bieca, muovendo i riccioli della parrucca.
-Che vuoi dire? Sibilò.
Ma lui non le diede risposta, poiché con uno schiocco di dita aveva già aperto il grosso portale.

-Ares, perché non ti fai mai annunciare? Non vedi che sono molto occupata?
Xena era adagiata sul letto distesa su di fianco, mentre accanto a lei vi era niente meno che Cupido, il Dio dell’Amore.
Il bellissimo biondo alato, si voltò appena, sprezzante:
-Salve, padre! Se dovete discutere di noiosi affari di stato vado via …
-No, rimani pure. Porto solo un dono per l’imperatrice. Vieni avanti, fanciulla.
Gabrielle si era tenuta qualche passo indietro ad Ares, leggermente in soggezione, pensando al fatto che Xena era veramente corrotta ed insensibile se si trastullava tranquillamente con un’altra divinità, davanti agli occhi di suo marito. E quest’ultimo era veramente invidiabile per la capacità di controllo, comportandosi in quella situazione così assurda in maniera tanto disinvolta, anche se negli occhi poteva vedere passargli dei lampi.
La guerriera si inchinò leggermente aprendo le braccia ornate di braccialetti d’oro sui polsi.
La sovrana si alzò sul busto, piegò la testa da un lato e la sua bocca dipinta di un rosso acceso si illuminò con un sorriso.
-Bene, ogni tanto, mio caro consorte, ne fai una giusta. Tu che ne dici, Cup?
Il giovane alato scrutò la fanciulla pensoso.
-Non giudico mai una donna  prima di averle visto gli occhi. Alza lo sguardo, biondina.
Gabrielle ubbidì e in quell’stante i profondi ed astuti occhi azzurri di Xena e quelli verdi e gentili di lei si incrociarono. La sicaria si sentì mancare il fiato: Oh, per tutti i Numi, quella donna era bellissima ed emanava un carisma tale che era impossibile non rimanerne incantati.

L’imperatrice, pur abituata ad avere a che fare con centinaia di intriganti uomini e donne, rimase colpita da quello sguardo limpido, deciso eppure profondamente innocente.
Pura, è una donna completamente pura, che aspetta solo che io le faccia male.
-Umh, possiede una bellezza tutta particolare, non è molto alta, ma è proprio graziosa.
Le sorrise Cupido, alzandosi, e prendendole la mano conducendola più vicina alla compagna di letto. Quest’ultima le mise le dita sotto al mento, accarezzandoglielo.
-Come ti chiami?
-Gabrielle, mia signora, e sono una poetessa. Ho studiato a Lesbo.
-Ma davvero?
L’imperatrice invitò con un gesto Ares ad avvicinarsi.
-Umh, questa volta ti sei superato; non mi facevi un regalo così bello da tanto tempo … questa notte la passerò interamente solo con te.
-Oh, mia cara, è troppo presto per ringraziarmi … emh, non hai ancora visto la parte migliore di lei- e inaspettatamente con un gesto veloce slacciò la veste di Gabrielle lasciandola con il busto completamente nudo, stando ben attento a non scoprirle le gambe dove lei teneva il pugnale.
Gabrielle lo fulminò con lo sguardo, contrariata, ma lui si limitò a sorriderle e ad alzare le sopracciglia ironicamente.
-Sì, Ares, non male davvero …
-Umh, - commentò Cupido passandole le nocche su di un braccio.
-Giù le mani, bello, è tutta mia. – la superba Xena gli schiaffeggiò la mano, mentre allungava le dita verso i fianchi di Gabrielle cercando di scoprirla maggiormente. Fu Ares a bloccarla, intromettendosi tra loro.
-Weih, mia signora, -scosse il capo alzando gli indici- il gioco non è così semplice, no, prima voglio la mia ricompensa e poi potrai trastullarti con lei.
-E dai, non essere così rigoroso, solo una palpatina- gli appoggiò le mani sul petto, buffamente imbronciata.
-Le condizioni sono chiare, lo sai. –Ares era molto preoccupato che Xena potesse notare l’arma che Gabrielle portava agganciata alla coscia. Doveva escogitare un modo per tirarla fuori da quella situazione o il piano sarebbe andato a monte e la donna sarebbe stata giustiziata.
-Te la riporto, più tardi alla festa, ma prima tu onori la ricompensa.
-E sia.

Ares trasferì se stesso e Gabrielle in uno dei suoi templi.
Lei non appena si accorse di trovarsi in un luogo sicuro, si accasciò a terra, infatti le vacillavano le gambe.
-Che succede?
Ansimava e il cuore le batteva all’impazzata nel petto.
- C’è mancato poco. Avevi ragione, è molto potente, il suo sguardo mi ha paralizzata.–alzò la testa, rialzandosi- Ma c’è dell’altro, ho come la sensazione di conoscerla di … non è totalmente malvagia.
-Cosa dici? Anche tu sei rimasta incantata da lei, eh? E questo non è un bene, no. Più tardi alla festa, dovrai colpirla a morte, è chiaro? Se non lo farai, non riuscirai più.

 

*
La luna piena era alta nel cielo e Xena era affacciata al terrazzo del  palazzo che era stato di Augusto, sul colle Palatino. Da lì poteva ammirare gran parte delle città, ma ella non osservava gli edifici, né gli abitanti, bensì il suo sguardo, acutizzato dalle capacità divine, guardava lontano, negli angoli più remoti dell’Impero. Nulla le sfuggiva o almeno così la sua smisurata e boriosa presunzione le faceva credere.
I lunghissimi capelli corvini erano sciolti sulle sue spalle scoperte, indossava solo una leggera veste di un viola cangiante di cui le trasparenze mettevano in risalto la superba bellezza del suo corpo slanciato e morbido.
Guardò in alto. Rimaneva sempre incantata dalla visione della luna, specialmente quando era piena e splendente, le dava una strana sensazione, un’innominabile frenesia …
-Non ti sembra che questa sera la luna sia “assassina”? la sua carica è potente potrebbe indurre a compiere delitti mai commessi, rimasti celati e pressati nell’animo dell’uomo più mite. Domattina nel Tevere galleggeranno molti cadaveri.
-Può essere.
Ares si era materializzato alle sue spalle e l’aveva abbracciata cingendole la vita; si era privato delle armi, indossando soltanto un paio di pantaloni di seta neri ed era scalzo.
Le mise le labbra sul collo e lei fu colta da un’emozione che le era estranea: che aveva il suo consorte quella sera? Era diverso dal solito.
Il Dio della Guerra pensava con infinita angoscia al fatto che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe fatto l’amore con lei, prima della fine. 
La prese per mano e la condusse verso il talamo; sui candelabri ad alto stelo bruciavano scoppiettanti numerose candele, al loro passaggio le fiammelle diventarono più luminose ed ardenti. Si sedettero l’uno accanto all’altra e lui la fissava con molta dolcezza e passione.
L’altra ne rimase colpita, poiché le pareva che l’Ares ironico e buono a nulla, a cui si era abituata negli ultimi anni, fosse scomparso per lasciare il posso ad un dio dignitoso e fiero: che stava succedendo?
-Ehi, ma perché non ti sei portato la biondina? Una cosa a tre sarebbe stata molto più eccitante!
Lui scosse la testa.
-Quello che sei diventata è tutta colpa mia, sono stato io a rovinarti, a sporcarti, e … ora l’allieva ha superato il maestro. Ti ricordi com’era all’inizio?
L’altra gli diede un pizzicotto sul viso.
-Stai scherzando, vero?  Che hai? Cos’è tutta questa nostalgia? In realtà, io ti permetto ancora di vivermi accanto proprio perché tu mi hai concesso di salire così in alto e di essere quella che sono. Inoltre, ci sono dei segreti, riguardo il sapere degli déi, che conosci soltanto tu, per cui mi servi vivo, altrimenti, ti avrei ammazzato da un pezzo: alle volte sei così noioso e ripetitivo … io sono molto più forte di te! No, non mi pento affatto di averti seguito.
Lui, indispettito, le afferrò il polso, torcendoglielo e portandola al petto.
-Ah, finalmente cominci a scaldarti, umh … vai a prendere la biondina, voglio che la violenti davanti a me, sai che queste cose mi stuzzicano molto l’appetito.
-Xena, ti prego, basta!
-Ma certo! Perché non ci ho pensato prima? Tu te la sei già fatta, è per questo che non ne hai più voglia. Te ne sei stufato, e ad un certo punto, hai deciso di passarmela. Hai ragione è deliziosa, e ancora incorrotta, nonostante tu le abbia già messo le tue grinfie addosso … e credo proprio che lei si sia innamorata del suo aguzzino; credi che io non abbia visto come ti guarda?
L’altro strinse maggiormente la presa, e la dea disparve per riapparirgli alle spalle, mettendogli una mano sul collo, e l’altra sugli addominali, affondando le unghie laccate di rosso e appoggiandogli le labbra sulla nuca.
-Nessuna donna può godersi mio marito e rimanere impunita, lo sai, no? L’hai condannata praticamente a morte, però prima voglio distruggerla. Sai mi piace proprio, ha qualcosa negli occhi …
Era  la stessa frase che aveva pronunciato Gabrielle nei confronti Xena, notò lui con disappunto.
-Non voglio parlare di lei, puoi farne ciò che vuoi; te l’ho regala ed è tua. Però ora tu ascolterai me: ti ricordi com’era all’inizio tra noi?
-Dove vuoi arrivare? -E lo spinse violentemente sul letto saltandogli sopra, allargando le gambe, mostrandogli  spudoratamente che non aveva indumenti intimi sotto la veste.
-Quello che ci ha uniti, quello che sognavamo per noi, le promesse che ci siamo fatti davanti alle Parche impegnandoci ad essere una cosa sola.
Lei sorrise storcendo le labbra, lo prese per i capelli e lo leccò sul volto, ferocemente, gustando il sapore della sua pelle  e lambendo la sua barba ruvida.
-Oh, non ti facevo così romantico, che ti succede? Di quel giorno mi ricordo la meravigliosa … emh … diciamo, notte di nozze; oh, sì, ci hai dato dentro quella volta, dammi una bella rinfrescata alla memoria …
Gli leccò l’orecchio, per poi morderglielo, mentre con un sol gesto gli faceva scomparire i pantaloni per poi toccarlo avidamente, senza remore.
La voce di lui divenne roca, un po’ perché combatteva con l’eccitazione, un po’ perché c’era qualcosa che gli si contorceva dentro come avvolto da spine: era il suo cuore?
Con uno scatto la rivoltò, la strinse forte a sé e, facendo sparire il suo labile vestito la sollevò e la portò sul terrazzo.
-Umh, stasera fai il gioco pesante … -l’aveva messa in bilico, in modo che sentisse le vertigini del vuoto- Che cosa penseranno i sudditi, vedendo l’imperatrice nuda e che rischia di essere gettata di sotto? Le mie guardie del corpo, si saranno già allertate: come farò a spiegare che sto giocando con mio marito?
Il vento le scompigliava i lunghi capelli, mentre un’espressione furfantesca le si stampava in volto.
-Xena, tu non eri così, ti supplico ritorna in te!
-Sei patetico! Io credevo che tu fossi l’unico che mi potesse in qualche modo starmi a fianco, l’unico al mio livello! Invece sei un debole come un uomo comune, che razza di dio sei?
La fissò e nello sguardo di lui c’erano tutta la malinconia e la disperazione di chi non si sente compreso.
-Xena, se avessi ancora soltanto trenta secondi di vita io vorrei viverli così, guardando nei tuoi occhi di ghiaccio, anche se tu non provi quel che provo io.
La donna smise di ridere sarcastica, e si immobilizzò: fu come tornare indietro in un luogo in cui non andava da tanti anni.
Il dio la lasciò e, con la testa bassa, si voltò ormai rassegnato: non c’era più nulla da fare per farla rinsavire, ormai era perduta per sempre. Si rivestì nel suo modo usuale.
-Ares, aspetta dove vai? Non la vuoi la tua ricompensa?
-Ci sono dei ribelli nelle Provincie d’Asia che stanno uccidendo molti cittadini romani a te fedeli, devo andare.  Mentì.
Si stava già trasferendo altrove, quando lei con un tono di voce completamente diverso da prima, sussurrò:
-Eri bellissimo quel giorno, non perché tu non lo fossi sempre stato, ma per il modo in cui risplendevi di felicità; ti brillavano gli occhi, come un attimo fa. Non hai idea di come mi sono sentita privilegiata, io …
Il Dio della Guerra che  non auspicava più in un rinsavimento, incredulo, si girò, con la bocca schiusa guardingo ma speranzoso: e se fosse riuscito a riportarla indietro? Se lei avesse compreso i suoi errori , forse, non sarebbe più stato necessario eliminarla: … Oh, come vorrei che fosse così. Che fosse … vero!
-Che stai dicendo?
L’altra con uno schiocco di dita si fasciò dell’abito bianco che aveva indossato il giorno delle nozze, e mostrandosi sorprendentemente seria e solenne si avvicinò a lui prendendolo sottobraccio e conducendolo di nuovo presso il talamo.
Ares era rapito, non riusciva a pronunciare una sola parola, temendo che quel momento tanto prezioso sfumasse via.
Lei si sedette sul letto, mettendosi in ginocchio, anche lui fece altrettanto e furono l’una di fronte all’altro.
Non le permise di dire nulla, poiché la baciò lievemente, premendo leggermente le labbra sulle sue.
-Xena, mia amatissima, Xena. Sei tornata?
-Ares, perché per tutto questo tempo non mi hai più mostrato i tuoi sentimenti? Mi sentivo così infelice senza di te, e ho creduto che mi avessi sposata soltanto perché ti serviva una forte regina per conquistare il mondo. Eri così distaccato e un vuoto grande cresceva … allora, per attirare la tua attenzione ho deciso di diventare sempre più vigorosa, di dimostrarti che io sapevo essere crudele quanto te. Poi, non so cosa sia successo, ma il Potere mi piaceva, mi accecata, mi ha portata giù, giù … e tutti quegli affascinanti, eppur vuoti, uomini e donne che mi attorniavano, che si innamoravano di me perdutamente e io potevo disporne come volevo. E tu non c’eri, non so dov’eri, sempre impegnato altrove, sempre lontano, altezzoso e sprezzante. Mi lasciavi fare tutto quello che desideravo, non  muovevi un dito per impedirmi la qualunque azione; disponevo di immensi eserciti, ricchezze ed amanti e tu non mostravi mai gelosia. Quando Hercules e Zeus ci mossero guerra, allora tu tornasti e mi chiedesti  di combattere al tuo fianco; io ne fui felice, perché forse avevo di nuovo un’occasione per stare con te. E se stare con te significava massacrare gli dèi allora io ero disposta a farlo. E compì quell’opera al tuo fianco e tu eri fiero di me … ma poi …
Il dio l’aveva presa tra le braccia, perché lei stava piangendo.
-Oh, Ares, ci siamo macchiati troppo, saremo dannati per tutto quello che abbiamo fatto e anche se siamo immortali, verrà qualcuno ad eliminarci, lo sento verrà.
-Non pensarci, ora possiamo ricominciare, amore mio. Io credevo che tu non mi amassi, che mi avevi sposato solo per la sete di potere ed io ero stato disposto a sopportarlo pur di starti accanto; sono patetico, vero?
L’altra gli prese con forza la testa tra le mani e lo baciò, con inusuale tenerezza.
-Ti trattavo male perché credevo che a te non importasse nulla di me e questa sofferenza … mi induce a far del male agli altri; mi piace vederli soffrire, nello steso modo in cui soffro io.
-No, non ci sarà più. No, non ci sarà più tutto questo, no.
Lui mosse la mano e di nuovo entrambi furono nudi.
La spinse all’indietro con delicatezza, allargandole le gambe, le baciava il collo, e la fronte, le labbra, scendendo rapidamente fino al seno.
-Per quanto tempo mi hai fatto mancare questo? Oh, sì, sì, senti quanto ti desidero, mio caro?
E gli prese la mano per condurla sul monte di Venere.
Il dio non di fece ripetere quell’invito e affondò nel caldo corpo di lei nello stesso modo in cui avrebbe fatto con una lama.
La donna si aggrappò a lui con tutta la forza che aveva per sopportare quell’impeto; entrambi cominciarono ad emettere  una luminescenza rossastra che andava crescendo e pian piano le due energie si unirono formando come una bolla che li racchiudeva.

Lei teneva la testa sull’ampio petto di Ares soddisfatta, stringendosi ancora a lui.
-Ascoltami, io vorrei avere un figlio da te. Questo sarebbe il momento giusto per l’Impero, e…
Il Dio della Guerra trasalì, e di nuovo in quella notte gli si contorse il cuore.
-Noi abbiamo già una figlia, Xena!
Fu secca quella risposta e nella sua voce c’era asprezza: era veramente ansioso di udire quale sarebbe stata la sua replica.
Lei si tirò so a sedere sistemandosi i capelli su di una spalla e coprendosi il seno prosperoso con l’avambraccio.
-Non capisco che vuoi dire, stai scherzando, vero?
L’altro con uno scatto la gettò a terra, muovendo appena la mano, con tutti i lineamenti del viso contorti in un moto d’ira
-Bugiarda! Credevi che io fossi così sciocco da non saperlo: so che hai dato la nostra piccola a Lucifer!
L’altra scosse ilo capo, spalancando gli occhi azzurri:
-No, non…
-Cagna maledetta, come puoi negare una cosa simile? Perché non ne hai parlato con me di quello che sapevi? Perché mi hai escluso? Era anche mia figlia!
L’espressione di Xena mutò, ghignò sprezzante, cominciò a ridere in modo disgustoso e tutta la sala risuonava di quella risata.
Disparve, per poi riapparire vestita con un abito sontuoso e un copricapo composto da piume d’oro le ornava la testa.
-Oh, sei talmente ingenuo che mi meraviglio davvero che tu possa essere lo stesso Ares di cui molti hanno paura anche solo di pronunciare il nome. Sul serio, hai creduto che io potessi amarti? La verità è che ogni volta che faccio sesso con te, riesco ad aumentare il mio potere; dunque, non ti eri mai accorto neanche di questo?
Il Dio della Guerra non resistette oltre e si avventò su di lei, ma l’altra lo schivò materializzandosi dietro di lui e gli sferrò un calcio alla schiena, e lui cadde in ginocchio, non tanto per la violenza del colpo, ma per la delusione che provava: No, era perduta, non c’era più nulla da fare ormai!
-Alzati, codardo, alzati! Alla fine, ti sei fatto battere da una donna! Eh?
-Non importa quello che pensi di me, ormai.- si fece forza e si rimise in piedi, ancora nudo e vulnerabile ai suoi attacchi- Non so perché hai sviluppato tutto questo odio nei miei confronti, tuttavia posso capire che è per causa mia che ti sei corrotta a tal punto; ora l’unica cosa importante per me è sapere il motivo per il quale hai consegnato una creatura immacolata ad un essere come Lucifer; so della profezia, però non capisco come il tuo cuore di madre abbia potuto sopportare un distacco simile.
-Ma che razza di domanda è questa? Io ho tutto, e avrei dovuto accettare di morire prima o poi, affinché mia figlia possa realizzare un’era di Pace?! Il mondo ha già un ordine e una pace sotto il mio comando; per avere un Impero come questo bisogna pur accettare di compiere dei sacrifici, e io ho scelto di privarmi di una figlia.
-Ma era anche la mia bambina! Dov’è ora? Aiutami almeno a recuperarla!
-No, non la voglio quella marmocchia, non voglio rinunciare a quello che ho!
-Se la prendessi con me, e la portasi lontano, nessuno saprebbe mai e tu potresti regnare lo stesso incontrastata; dimmi dov’è!
-No, e rischiare che la profezia si avveri? No.
Il cuore di Ares era andato in pezzi come la sua dignità; aveva fatto di tutto per riportarla indietro, ma quelle ultime risposte l’avevano convinto che ormai non c’era più nulla da  tentare: come poteva non avere alcuna compassione per quella piccola creatura e per tutte le persone oppresse a causa del suo sconfinato egoismo?
Il Dio della Guerra decise di fare quello che in tutta la sua lunghissima vita gli era riuscito meglio per riuscire a far capitolare i suoi nemici, infatti non bastava essere ottimi guerrieri per ottenere una vittoria definitiva. Finse, per l’ultima volta, e indossò la sua maschera dell’ ironico seduttore.
Schioccò le dita e fu rivestito interamente, di nuovo.
-Sì, in fondo hai ragione, perché perdere tutto ciò che abbiamo per una stupida marmocchia? Possiamo averne molte altre. In realtà, Xena, l’unica cosa che voglio è stare con te per sempre.
Si piegò su di un ginocchio e abbassò il capo corvino:
-Riconosco la tua superiorità a me, oh Imperatrice del Mondo, io sono il tuo schiavo più fedele, e ti scongiuro di non allontanarmi da te; tu sola mi hai vinto, tu sola puoi disporre di me.
-Bene, perfetto, hai capito alla fine.

*

Il giorno seguente nel pomeriggio, iniziò una delle tante feste che l’imperatrice era solita dare.
Ares aveva materializzato Gabrielle all’imbocco dalla sala.
-Allora, mi raccomando devi cercare di farti condurre in un luogo appartato e poi devi colpirla a morte senza esitazioni, se per caso dovessero esserci una qualche complicanza io …
-Non ci saranno, vado.
Lei  si era già allontanata svelta in uno sbuffo di vesti, ma lui le sbarrò il passo.
-Ascoltami, -le prese le mani e lei si sentì mancare il fiato- qualunque cosa succeda non cederle e non crederle mai per nessunissimo motivo. Ha un potere di ammaliare l’avversario talmente tale che ormai nessuno può resisterle, nemmeno io stesso che le ho dato la divinità. Perciò, trafiggila il prima possibile.
Lei annuì, deglutendo a fatica.
La fissò.
-Lo so, hai paura, te lo leggo dentro, però pensa a quale grande servigio compirai per tutti quanti, sono convinto che tu possa farcela.
La donna si morse il labbro, abbassò la testa, nascondendo lo sguardo sotto la frangia dorata.
-Non so, magari, parlandole posso cercare di farle capire che …
Lui scosse il capo facendo dondolare l’orecchino, scrollandola in modo tanto violento che lei si spaventò.
-No, è un ordine quello che ti ho impartito. Fai esattamente quello che ti ho detto, senza mai, mai indietreggiare. Ti fidi di me?
L’altra annuì decisa.
-Bene, ora puoi andare.
Di nuovo Gabrielle si allontanò, ma si voltò correndo e tornado sui suoi passi.
-Ares!
-Cosa?
La donna si alzò in punta di piedi e gli baciò appena le labbra.
-Qualunque cosa succeda sappi che ti amo, ti amerò e ti rispetto profondamente per quel che stai facendo.
-Ora vai, vai e non guardarti più indietro, va’…
Le sussurrò con inusuale dolcezza, accarezzandole lievemente il mento. Lei ubbidì sparendo tra la folla degli invitanti.
Mentre il Dio della Guerra si dissolveva in lampo di luce azzurra, mormorò rassegnato:
-Addio, addio, mia dolce e pura guerriera, addio mia fanciulla. Tu sei l’unica che abbia saputo consolarmi, almeno per qualche ora, da questa dolce e amara condanna che è il mio amore per Xena.

*

Non appena l’imperatrice notò tra la gente Gabrielle, scese dal suo seggio e ancheggiando con una coppa  d’oro ornata di gemme in mano in mano, la raggiunse. Era vestita con un abito stretto di seta, di foggia orientale, ornato di draghi rossi ed indossava un copricapo d’oro.
Al suo passaggio tutti si inchinavano e anche la guerriera lo fece, ma l’imperatrice le porse una mano invitandola ad alzarsi. Quando sollevò lo sguardo, la donna incrociò gli occhi cristallini dell’altra e percepì nuovamente quella medesima sensazione che l’aveva folgorata la prima volta; era davvero una donna bellissima e la crudeltà che la permeava non le provocava repulsione, tutt’altro …
No, non le era mai accaduto di sentirsi così persa, Ares aveva ragione, il suo Potere era magnetico.
Non riusciva più a credere che una creatura dotata di una tale grazia, di una tale totale eleganza nei gesti e nelle parole potesse essere il mostro che assoggettava e saccheggiava le nazioni, che faceva uccidere e massacrare tante persone inermi solo per sete di dominio.
Cominciarono a dialogare di opere di teatro e letteratura, di concetti artistici e di architettura. Le presentò un grande artista che era presente in sala e cominciarono amabilmente a confrontare i loro gusti riguardo alle produzioni delle officine e delle scuole del passato e del presente.
Xena era colta, raffinata, conosceva la storia egregiamente, tutte le tecniche belliche e come si erano svolte le grandi battaglie; non le mancava nulla, era perfetta.
Si sedettero insieme sui bordi di un ninfeo in cui zampillava fresca dell’acqua che produceva un gradevole gorgoglio, sul fondo vi era un elaborato mosaico in cui erano rappresentati dei tritoni.
Ares osservava la situazione che si stava creando e non era un bene il modo in cui si stavano svolgendo le cose: o Gabrielle era una straordinaria attrice o si stava facendo trasportare nel gorgo, di sua spontanea volontà.
Dei musici suonavano una melodia piacevole e talmente rilassante che la guerriera smise di tenere i muscoli tesi, perdendo di vista il motivo per il quale era giunta fino a lì. Il suono dei campanelli la cullava, mentre insieme all’interlocutrice assaporava dei dolci fatti con  miele e frutta esotica proveniente dall’Oriente,  servendosi da un vassoio.
Ad un certo punto, Xena prese il mento di Gabrielle:
-Sai, hai dei bellissimi occhi verdi, sembrano essere incorrotti smeraldi, che non abbiano mai visto il male o contemplato la malizia. Sei così pulita, ligia ai tuoi ideali …
E stava per baciarla e l’altra aveva pensato concitatamente al fatto che era il momento di prendere il pugnale di Elios e lacerare lo splendido collo di cigno della sovrana, ma non le riusciva, eppure sarebbe bastato così poco … chiuse gli occhi.
-Xena, sono arrivati i fanciulli per il gioco!
Ares era apparso all’improvviso, interrompendo quell’idillio.
-Ah, davvero? –l’imperatrice guardò verso l’altra sala e poi di nuovo nella direzione della fanciulla bionda, arricciò le labbra imbronciandosi.
-Oh, non so quale piacere gustarmi per primo.
Il dio inarcò le sopracciglia e indicò verso la sala, con un movimento affascinante del braccio.
-Prima quello maggiore, -schioccò le labbra, le porse la mano e le strizzò l’occhio- Aspettano solo te per iniziare, avanti, prego, mia divina.
L’imperatrice annuì e veloce si diresse in quella direzione, tirandosi su un lembo della veste.
Il dio si accertò che l’altra si fosse allontanata per rivolgere aspramente la parola a Gabrielle.
-Che stai facendo? E mi hai detto che non ti piacevano le donne! Eh?
-Non ce la faccio, lei è … non so cosa mi sia preso! È lo specchio di tutto ciò che io vorrei essere e non sono.
-Lei è come la luna, Gab, ora hai visto la parte splendente, ma ricorda che ha l’altra metà è completamente oscura. E adesso la scorgerai, avanti, ancora qualche passo e tutti saranno liberi!
La guerriera si alzò e barcollò. Le girava la testa.
-Che cosa mi succede?
-Non è nulla, è lei … assorbe energia dagli altri come un parassita, specialmente se la persona le piace. Avanti, non ti sei mai arresa, forza!
Il dio aprì le braccia, ed emise una luminescenza evanescente ed azzurrina, irradiandola sulla guerriera passandole le mani dal capo fino all’altezza delle braccia senza sfiorarla.
L’altra lo fissò e  guardò dentro di lui; vide le cruente battaglie, il fracasso delle armi, lo scorrere del sangue e l’incontro con una guerriera vestita di una corazza di cuoio.  Percepì nettamente il suo amore per lei; era grande ed  infinito come il mare e, sorrise contemplandolo, ma fu come trafitta da mille lame quando scorse la sofferenza di quel sentimento puro, rifiutato e maltrattato. Dopo una gran forza le inondò le membra e si inarcò all’indietro.
-Ti dono parte del mio vigore, assorbilo e compi questa missione.

Quando furono di nuovo nella sala grande, Gabrielle si andò a sedere su alcuni cuscini ai piedi dell’imperatrice, mentre davanti a loro sfilavano in fila degli splendidi bambini sia maschi che femmine.
Xena era agitata e li scrutava con attenzione maniacale, infine optò  per uno di quelli, in seguito prese la parola:
-Questa volta tra tutti i miti antichi ho scelto di rappresentare quello di  Apollo e il satiro Marsia, presto vestite i fanciullo con il costume adatto!
Obbedirono all’ordine ed inoltre lo legarono appeso per le braccia.
-Bene, che entri Apollo!
E si fece avanti un avvenente giovane con il viso contornato da riccioli biondi:  sulla pelle aveva sparsa della polvere d’oro, ed era abbigliato con un chitone bianco, come era consono ad uno che volesse rappresentare il Dio del Sole.
Un narratore, pizzicando le corde di una lira, raccontava la vicenda:
“Athena aveva ricavato dalle ossa di un cervo un doppio flauto, –entrò un’etera che suonava questo strumento- e lo suonò egregiamente per gli dèi, tuttavia Era e Afrodite sorridevano maliziose, mentre la guardavano esibirsi. La dea decise di andare a suonarlo solitaria vicino ad un laghetto e specchiandosi si accorse le si gonfiavano le gote, sformandole il viso perfetto. Allora, abbandonò lo strumento e lo maledisse. Marsia, un satiro dal corpo caprino, lo trovò e si mise a soffiarci dentro, e chiunque lo ascoltava ne elogiava la bravura dicendogli che era superiore ad Apollo. Quest’ultimo, indignato per il paragone, lo sfidò in una gara e le Muse furono concordi nell’affermare la superiorità del dio. Apollo, si sa, era vendicativo per sua natura e sottopose il perdente ad una agghiacciante tortura: lo scuoiò vivo!”
La sovrana si mordeva le unghie, in attesa del momento cruciale della pantomina.
Gabrielle intuì che non si trattava di una rappresentazione fittizia nel momento in cui vide l’attore estrarre un coltello e un istante dopo che cominciava ad incidere quelle teneri carni a partire dai polsi per tirar via la pelle. Le urla strazianti del bambino le inondarono la testa, mentre sentiva la risata stridula di Xena che, con gli occhi spalancati e folli, osservava quel tremendo supplizio.
Gabrielle non resse più e, fulminea come un lampo, si alzò dalla sua postazione, sfilò il pugnale di Elios dalla custodia, ed inesorabile e decisa affondò la punta zigzagata all’altezza della bocca dello stomaco dell’imperatrice. Quest’ultima non se lo aspettava, era stato troppo inatteso quel gesto e inoltre quella biondina era a tal punto innocua, leggiadra, sensibile e bella … come poteva essere?
Tutti i presenti rimasero immobili per lo stupore, perfino l’attore-carnefice si bloccò e smise di somministrare la tortura.
Xena, tuttavia, reagì lo stesso lanciando una palla di fuoco e prendendo di striscio la guerriera, la quale riuscì a schivarla lanciandosi da un lato, ma fu lo ugualmente ustionata ad una spalla.
L’imperatrice urlò per la ferita e per la rabbia dell’essere stata così facilmente beffata; il sangue sgorgava copioso, le energie le vennero meno e si accasciò sul trono.
Gabrielle ripresasi, pur malconcia, si avvicinò alla sovrana in agonia e si inginocchiò supplice:
-Mi dispiace, mi dispiace, è per salvare tutti gli innocenti, mi dispiace … Non avevamo scelta! Forse, se ci fossimo incontrate prima, io ... forse, sei solo malata … So che tu non eri così inizialmente, te l’ho letto dentro, scrutandoti.
E aveva cominciato a piangere, mettendo le mani intrise del sangue di Xena sul viso, sporcandosene.
L’altra ansimava, allo stremo delle forze, ma insperabilmente non le dimostrò rancore manifestandolo con un sorriso fioco ma sincero:
-Non credo che tu abbia agito da sola, qualcuno, mia cara, ti ha spinta vero? Dimmi chi è e ti giuro che ti perdonerò; vedrai vivremo insieme tu ed io. Ma prima, devo guarire … Ares, dove sei? Esci fuori, aiutami, svelto!
Il Dio della Guerra si materializzò ai piedi del podio; molti furono stupiti perché era abbigliato in maniera molto sontuosa, come se si apprestasse a guidare un corteo vittorioso. Portava una corazza d’oro splendente su cui erano incisi elaborati rilievi di pregevole fattura,  mentre sul capo aveva un elmo, con i paraguance alzati, ornato da un doppio pennacchio rosso con una lunga coda, che gli arrivava fino alle spalle; indossava gli schinieri, e sull’avambraccio sinistro teneva uno scudo con l’immagine di una gorgone, mentre nella destra non aveva la spada  bensì una lunga lancia che emetteva una lieve luminescenza ed un ronzio.
-Dov’è Ares, dov’è quel figlio di puttana del mio consorte?
Ripeteva boccheggiando la dea, mentre la vista le si appannava e sentiva scivolare via la vita.
Lui salì le scale maestoso ed imponente fino ad arrivarle di fronte per poi, posando il pesante scudo, inginocchiarsi e prenderle la mano.
Sul principio lei non lo riconobbe, soltanto percepì un’accecante luce.
-Sono qui.
-Ah, non sembri tu … Guariscimi, bastardo, guariscimi! Cosa aspetti?
-No, mi dispiace, amore mio, non posso … questa è la tua giusta fine.
-Allora, sei stato tu, sei tu il capo dei ribelli! Tu, proprio tu, contro di me. Come hai fatto a nascondermelo? Io sono una dea onnipotente, io so tutto e sono più forte di te!
-Io sono un vero dio, Xena, io sono il legittimo Re degli Dèi!
Lei respirava appena, ma ebbe l’ardire di controbattere:
-Ah, ah, codardo, non sei stato in grado di uccidermi di tua mano, non vali niente come dio …
L’altro urlò con autorità, nonostante quelle sue parole lo avessero profondamente ferito:
-Perché ti amo e ti amerò per sempre, per questo motivo non ho potuto, ma era necessario che qualcuno lo facesse. Ti rendi conto di quello che hai fatto al mondo? A tua figlia? A me?
Le lacrime scaturirono dagli occhi di ghiaccio di Xena che risplendettero per qualche istante:
-Ar …
Gli strinse la mano, ma all’improvviso la presa si fece flebile, e le pupille le divennero vuote, tentò di nuovo di pronunciare il nome di lui e in quello sforzo spirò.
Gabrielle si allontanò di qualche passo, voltandosi di spalle, sconvolta si tolse la parrucca gettandola a terra con disgusto, mentre la corte era in completo subbuglio: c’era chi giova e chi si disperava, e molti, specialmente coloro che erano appartenuti al senato che Xena aveva sciolto, osservavano Ares in attesa di quello che avrebbe detto. Con la morte della Principessa Guerriera, l’intero Impero passava nelle mani del Dio della Guerra, e se era stato lui ad organizzare l’attentato, per quanto avevano potuto intuire, forse, ci sarebbe stato un miglioramento.
Quest’ultimo, dopo aver baciato lievemente le labbra delle defunta, si alzò in piedi raccogliendo la lancia:
-Vengo presto, mia sposa … In realtà da sempre non ho fatto altro che vegliarti, sono il tuo custode, ed ora non ti abbandonerò certo nel momento del passaggio. Dovunque andrai, anche se fra i tormenti, io verrò. Gabrielle, raggiungimi.
La guerriera si avvicinò.
-Ascoltatemi tutti! Elì ha profetizzato ai ribelli che la vostra orribile oppressione sarebbe stata distrutta dalla Lancia delle Lance, che può ferire e risanare; eccola, per secoli l’ho tenuta nascosta,  ma è venuto il tempo che venga usata.
E con un colpo secco infilzò la spalla di Gabrielle, dove era la ferita, e quest’ultima urlò percependo un terribile dolore, ma che dopo poco si dileguò: e meraviglia, la lesione era scomparsa!
Lo guardò con gratitudine, ma quello che lesse nei suoi occhi decisi, ombreggiati dalle sopracciglia scure, le gelò il sangue.
-Afferrala, Gab, prendila e compi il tuo dovere fino alla fine.
L’altra scosse il capo, pur accettando di prendere l’oggetto.
-No, è finita, Ares. Sei tu il re adesso, l’imperatore assoluto, puoi ricostruire tutto.
-Gabrielle, sai bene che non è così, ed ora uccidimi con quella.
Il dio allargò le braccia, offrendogli l’ampio petto, fiero ed impavido.
-No, no, no, non posso.
Ares urlò autoritario:
-Non si compirà interamente la profezia, se non lo farai!
La guerriera lasciò cadere l’arma, che arrivò al suolo con un suono metallico risuonando per tutta la sala fino al soffitto; strinse i pugni caparbia, e gli occhi erano in fiamme come anche le gote:
-No, io non posso farlo, pur capendo perfettamente che ci sono ragioni superiori… perché ti amo, tenebroso angelo, io …
Tuttavia non riuscì a terminare quella frase poiché il pugnale di Elios, che era stato lasciato a terra incustodito,  cominciò a muoversi, dapprima provocando un lieve stridio sul pavimento marmoreo, poi all’improvviso sollevandosi e andando a puntare su Gabrielle.
Ares soltanto se ne avvide; scomparve e poi riapparve alle spalle della donna e la lama zizagata lo prese in pieno petto lacerando la corazza d'oro, per salvarle la vita.
-No, nooo!
Urlò la guerriera voltandosi e accorgendosi che Xena aveva solo finto di esalare l’ultimo respiro, ma che in realtà era riuscita a sfruttare il restante potere divino per spostare l’oggetto e vendicarsi di lei.
-Maledetta cagna, era per te quel colpo, non per lui … Tu, che ti sei permessa di amare il mio Ares, il mio sposo, tu me lo hai tolto! Tu … essere infimo …

 

Gabrielle sfilò l’arma fatale dal petto del dio, che sussultò, e senza esitazione corse all’impazzata verso la sovrana. Tuttavia, Ares sfruttò le sue rimanenti energie per compiere lui stesso quel gesto inevitabile; infatti,alzandosi, la precedette compiendo un salto e, con una capriola in aria, arrivò al cospetto della consorte. Mise una gamba avanti per bilanciarsi e alzò la lancia vibrante con il suo potente e  muscoloso braccio imprimendogli tutta la sua forza; un’azione quella che mille e  mille volte aveva ripetuto sui campi di battaglia. Guardandola direttamente negli occhi – in un istante la rivide tenera fanciulla, guerriera e dea mentre partoriva la loro creatura- la trapassò più e più volte, per poi crollare esausto.
Gabrielle si chinò sul Dio della Guerra, mettendosi il suo capo sulle ginocchia.
-Oh, mio salvatore, non andare via, abbiamo bisogno di te … posso fare qualcosa per aiutartii?
-No, è così che doveva essere, e in un modo o nell’altro il Fato si è compiuto. Però, puoi fare un’ultima cosa per me, aiutami a sollevarmi, voglio guardarla prima di andare.
La guerriera si mise un braccio del dio intorno alle spalle, e con tutta la forza che aveva in corpo lo sollevò, aiutandolo a stare in piedi; lui barcollando le accarezzò il viso della consorte che era esangue.
Xena, moribonda, eppure ancora tenace, girò gli occhi incrociando quelli di lui.
-A-r-e-s…
Le sue labbra insanguinate riuscirono appena pronunciare quelle sillabe e poi si spense, e questa volta non era una finzione.
Il dio si lasciò cadere ed andare alla morte che stava sopraggiungendo; non sapeva se era stata solo una sua impressione dovuta alla gravità dell’evento, ma aveva avuto la netta sensazione che Xena, infine, lo avesse capreso.
All’improvviso, un bagliore inondò  tutti  i presenti e si fece manifesto Elì e tra le sue braccia c’era una bambina, di circa un anno di vita, avvolta in vesti azzurre. Accanto a lui vi erano delle  indistinte figure bianche che sorridevano benevole.

-Il Sacrificio del padre ha riportato indietro la figlia dalla dannazione a cui l’aveva condannata la madre, vieni Gabrielle.
La donna prostrandosi raccolse dalle braccia di Elì la piccola, stringendola al seno.
Ares, in agonia, riuscì ad alzarsi appena su di un gomito, mentre Gabrielle gli porgeva Eve per mostrargliela; lui riuscì a toccarle il viso paffuto, sporcandoglielo del proprio sangue e di quello di Xena.
-Gabrielle ora mia figlia è tua figlia… te l’affido. Ha gli occhi di sua madre, oh mio amore, oh Eve, mia …
E il suo cuore che per millenni aveva retto gli innumerevoli affanni del mondo si fermò con quelle parole sulle labbra.
-Noo, Ares, nooo! No!
La bambina scoppiò in un pianto dirotto e si sentivano solo i suoi vagiti poiché in tutta la sala era calato il silenzio più assoluto, mentre l’intero palazzo veniva scosso da un terremoto, il cielo si oscurava e i lampi solcavano le nubi.
La guerriera gli chiuse gli occhi, e gli posò un bacio sull’ampia fronte.
Il grande Dio della Guerra era morto e con lui il guerriero simulatore e dissimulatore che prima aveva portato distruzione al mondo, ma poi, comprendendo i suoi errori, il mondo lo aveva risanato.

FINE…

FINALE ALTERNATIVO

*

Elì prese di nuovo la parola:
-Gabrielle, Gabrielle…
La dovette chiamare più volte, poiché la bionda guerriera, chinata sul dio, continuava a piangere ininterrottamente stringendo e consolando la bambina, mentre con la sinistra continua ad accarezzare il capo scuro di lui.
-Ti prego, calmati.
-Non riesco a sopportarlo, Elì, non doveva finire così… perché? Dov’è la giustizia divina?
E gli rivolse gli occhi pieni di astio e rossi per le lacrime.
-La profezia diceva che dovevano morire i genitori della piccola, affinché lei potesse compiere la sua opera benefica sul mondo. Tuttavia, quella lancia … beh, sta a te: ti fidi a riportarli nel mondo? Credi che se tu ridessi la vita a Xena lei si comporterebbe in modo diverso da come ha fatto? In ogni caso, la responsabilità di un tal gesto sarebbe la tua.
Detto questo lo splendente Elì disparve.
All’improvviso, interrompendo la difficile riflessione della donna, una voce si innalzò tra tutte; era il dio dell’Amore, Cupido l’ultima divinità rimasta:
-Lode al Re degli Dèi! Addio, al valente Signore della Guerra, dell’Amore e della Pace!
E tutti lo imitarono ripetendo quella frase molte volte solennemente.
Gabrielle si rese conto solo in quel momento che anche Cupido aveva indossato una maschera e che, in realtà, era stato d’accordo con il padre operando affinché il loro piano di rivalsa andasse a buon fine.
Il biondo alato si inginocchiò, mettendole una mano sulla spalla.
-Lode a Gabrielle, la Guerriera della Pace!
Lei gli sorrise debolmente, e gli porse la bambina alzandosi in piedi, l’altro accolse la piccola tra le sue bianche ma robuste braccia.
Ella prese la parola, dopo aver afferrato la Lancia delle Lance e avendola contemplata dubbiosa e perplessa:
-Cupido ha definito bene suo padre; Ares è morto poiché, soprattutto, ha amato la sua donna, sua figlia e il suo popolo, combattendo, contro se stesso in primo luogo, e l’ha vinta questa battaglia, l’ultima sua battaglia cruenta ed estrema perché l’ha messo di fronte alla prova più difficile. Un dio di morte si è fatto vessillo d’Amore; colui che per tutta la sua vita ha portato odio, vendetta, e che ha finto sempre di essere qualcun altro costretto dal suo ruolo, si è alla fine rivelato.
Fece una lunga pausa rivolgendosi verso il Dio dell’Amore e scrutando nei suoi limpidi occhi di cielo, cercando una forza che non aveva in quel momento.
-Io ero a capo dei Ribelli, e a lungo ho lottato contro questo regime corrotto. Oggi, vedo un ‘alba nuova, e ho questa arma duplice e potrei usarla … -guardò verso il corpo esamine di Ares, che appariva sereno e bellissimo anche nella morte, e poi verso quello di Xena-  per dare un’altra possibilità … So che lui non lo vorrebbe, nondimeno … Ormai la bambina è libera, quindi si potrebbe … - voltò la testa ora a destra ora a manca per leggere sui visi di tutti i presenti che cosa ne pensassero, e vide qualcuno spaventato, mentre qualcun altro annuire con gli occhi colmi di Speranza.

-Allora, io … potrei … io posso!

 Gabrielle, quindi, alzò il braccio armato della lancia compiendo un notevole sforzo per stabilizzarsi e mantenere l’equilibrio, e allargò le gambe mettendo la sinistra in avanti; percepì l’arma vibrare, e l’intero suo corpo fu pervaso da quell’energia pulsante, quando assestò il colpo.

 

FINE ?

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Commento:
Ho voluto rendere una Xena veramente spietata, che ha perso quasi tutte le sue caratteristiche di guerriera per diventare una regnante corrotta, immorale, immortale, e  completamente folle. Per contrasto la corruzione di Xena  innalza l’elemento eroico rappresentato da Ares e dalla stessa Gabrielle,  la quale pur uccidendo, riesce a rimanere incorrotta, e solo apparentemente fragile. Ho focalizzato molto l’attenzione sul complesso e intrigante triangolo amoroso che potrebbe intercorrere fra i tre protagonisti, e in risultato è appassionante e coinvolgente, mai scontato. Sì, questa storia ha connotati particolarmente drammatici e avrei voluto approfondirla, ma avevo deciso che doveva essere breve, perciò …  Il finale è aperto, ma io immagino che Gabrielle li abbia riportati in vita entrambi non so con quali conseguenze … ho pensato che  così il lettore avrebbe potuto, a sua volta, vedere un finale di verso dal mio. Se qualcuno idea un finale differente, con conseguenze più amene o ancora  più tragiche, mi faccia sapere!

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Il Commento di Xenina89

 

Shalna chiama ...Xenina risponde!!image
Mi scuso con la Divina per il ritardo, ieri ho avuto una giornata infernale all'università e non mi sono connessa per niente, adesso rimedio con un bel commento.image
La storia mi è piaciuta non molto, ma di più, l'ho trovata assolutamente originale e mai scontata, ma del resto Shalna non lo è mai.
Devo dire che il ritratto che hai desiganto della Evil Xena mi ha colpita e allo stesso tempo spaventata anche un pò, una donna completamente corrotta e sadica a livelli estremi è un immagine piuttosto inquietante ma per quel che ne sappiamo, molto fedele. La Principessa Guerriera nei suoi tempi più oscuri era crudeltà allo stato puro, non aveva nessun tipo di remora o di scrupolo,quindi il modo in cui hai messo in evidenza questo personaggio è più che realista.
Anche in questa ff, come nelle altre, la che leggo è una diversa da quella del tf, ho immaginato una guerriera estremamente leale e giusta pronta a sacrificare la sua vita per riportare l'ordine nel mondo sconvolto dalla Conquistatrice.
E' una pura ma non ingenua, è una donna che disdegna la violenza e la brutalità ma che sa servirsene quando è necessario. E' una donna il cui desiderio di giustizia è più forte di qualsiasi altra cosa.
Ci tengo a sottolineare un momento che dal mio punto di vista è un momento chiave in tutta la ff, il primo incontro fra Xena e Gab. L'attimo in cui le due donne incrociano i loro sguardi è anche l'attimo in cui non c'è posto per nessuna bugia. In quell'istante Xena legge nell'animo di e nell'animo di Xena e il risultato è scovolgente. Da un lato Gab perde un pò di risolutezza quando si accorge che la donna che ha di fronte non è altro che una vittima di se stessa e delle proprie ambizioni, che non sempre il suo cuore è stato scuro come la notte, dall'altro lato Xena osserva la luce che emana attraverso i suoi occhi verdi e ne rimane abbagliata, non è più abituata alla forza e allo splendore di essa, e quasta consapevolezza la porta a desiderare di distruggere quella luce e quella purezza che lei non potrà mai più raggiungere. Xena ha paura di , paradossalmente, ha paura di guardare ciò che ha calpestato in se stessa, questo è il motivo per cui la sua sorte, è già stata segnata, fin dal primo momento.
E veniamo ad . In questa ff, il Dio della Guerra è più splendente che mai. E' bellissimo ma la sua bellezza non riguarda solo l'aspetto fisico,ma è soprattutto una bellezza del cuore.
L'aura che lo avvolge lo rende più Dio di quanto lo sia mai stato. Anche in questo capolavoro, dimostra che la sua umanità non è solo una facciata, è un uomo innamorato a tal punto della propria donna da cercare in tutti i modi di riportarla indietro.
Mi sono commossa dinanzi all'uomo che sei riuscita a far venir fuori, un uomo che non ha paura di sentire, che non ha paura di ascoltare ciò che il cuore gli suggerisce, aldilà del suo status, un uomo che ha il coraggio di condannre a morte la donna che ama disperatamente perchè sa che non ha nessuna possibilità di redimersi.
Ecco, quando parlo di bellezza, è a questo che mi riferisco. Un uomo comune, tantomeno un Dio comune, non avrebbe mai avuto il coraggio necessario per porre se stesso dinanzi ad una simile scelta, ma non è comune e non è di certo un Dio come gli altri. La sua grandezza è ancora più visibile quando ne vengono sottolineate le sue debolezze. Ho pianto quando ho sentito , e l'ho sentito sulla mia pelle, il rimorso di , i suoi sensi di colpa ed è in quel momento che l'ho amato di più.
Sei riuscita a renderlo più immenso di quello che è, nelle tue storie l'evoluzione del suo personaggio è veramente incredibile, credoi che se Kevin ne avesse avuto la possibilità, avrebbe intraporeso il tuo stesso sentiero.
è il Dio eroe da un lato e il marito innamorato dall'altro.
Un altro momento che è impossibile non citare, è quando fa l'amore per l'ultima volta con Xena, è un momento di grande tenerezza e passione, e forse mi smentirai Shalna, ma io credo che Xena fosse stata sincera, credo che realmente lo abbia amato in quei momenti , le menzogne sono venute dopo, quando L'Imperatrice ha dovuto ancora una volta indossare la maschera e calpestare la fonte della propria debolezza, i sentimenti.
L'uccisione di Xena e di è stata sorprendente per quanto io me l'aspettassi già. Il momento in cui i loro oscchi si incrociano e la comprensione finale, Xena ha capito il gesto di e lo ha accettato e poi c'è il momento che ho preferito in assoluto , la comparsa di Eve, il modo in cui l'ha guardata prima di esalare l'ultimo respiro mi ha scaldato il cuore, e dico volutamente il modo perchè io sono riuscita a vederlo, la mia mente lo ha immaginato riverso a terra, i profondi occhi marroni che osservano quella creaturina , l'amore sconfinato verso di lei, l'amore di un padre che si è sacrificato.
Semplicemente spettacolare.
Ho amato la scelta del finale aperto, da grande romantica quale sono, ho immaginato che li avesse riportati in vita entrambi, e che quello sarebbe stato l'inizio di una nuova era.image

 

 

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