Autrice: XENAFUN

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I Personaggi principali

Xena, la Principessa Guerriera

ares

Marte, il Dio della Guerra

 

Venere, la Dea dell'Amore

gabrielle

Olimpia

Autolico

 

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Capitolo 4

 

La Dea della Distruzione

Riassunto:
Xena ritorna in vita come Dea della Distruzione. Riusciranno Olimpia e Marte, in questo breve capitolo, a far si che Xena torni l’imbattibile Principessa Guerriera?

Shalna ha effettuato la correzione e la revisione di questo capitolo.

La battaglia cessò. Tutti entrarono nella sala per osservare ciò che stava accadendo.
“Xena!” urlò l’amazzone spaventata.
Il corpo della Principessa Guerriera, avvolto da delle lingue di fuoco, lentamente si sollevò in aria, arrivando al centro della sala.
“Oggi è nata una nuova dea! E sarà molto potente… -gridò il sacerdote che l’aveva portata in vita- Inchinatevi davanti a colei che porterà ovunque morte! Inchinatevi davanti a Xena, la Dea della Distruzione!” e s’inginocchiò.
Tutti seguirono il suo gesto, tranne Olimpia e Marte che guardavano increduli.
Xena appoggiò i piedi a terra; all’improvviso aprì gli occhi e l’involucro fiammeggiante si disperse.
Indossava un vestito lungo, di colore rosso, con una scollatura a “v” che finiva poco dopo l’ombellico, e con delle piccole rifiniture in oro. Al collo portava ancora il talismano che l’aveva resuscitata.
Olimpia continuava a fissare la sua amica. Vide l’azzurro dei suoi occhi trasformarsi in vermiglio e scrutare i presenti nella sala.
Il sacerdote avvicinò a lei:
“Mia dea! -ora sei pronta per conquistare il mondo. Sarai la nuova regina, nulla ti potrà fermare!”
“Xena…” Olimpia voleva dire qualcosa ma non ci riusciva. E di nuovo invocò il suo nome. La guerriera si girò verso di lei e, notando lo sgomento nei suoi occhi, sogghignò.
L’amazzone aveva paura, perché sentiva il male crescere in Xena.
“Olimpia, spostati” le ordinò all’improvviso il Dio della Guerra.
“Cosa?”
“Spostati di lì… ora!”

“Dea della Distruzione, mostraci i tuoi enormi poteri, uccidili!”
Udendo quell’ordine, Xena prese per il collo il Sacerdote e lo sollevò.
“Io non prendo disposizioni da nessuno. -scaraventandolo via, poi si voltò verso l’amazzone e Marte-  Per quanto vi riguarda, sarà peggio per voi se provate a rovinare i miei piani”.
“Cosa intendi fare?” chiese Olimpia.
“E’ ovvio, farò quello per cui sono stata riportata in vita. Porterò ovunque morte e distruzione, darò vita a un mondo dove tutti saranno ai miei ordini, dove tutti mi temeranno! Un mondo dove il male avrà sempre la meglio sul bene, un luogo senza amore, dove regnerà solo odio eterno!”
“Non ti permetterò di farlo!”
“Non so chi diavolo tu sia, ma non credo proprio che riuscirai a fermarmi!” alzò il braccio destro e lo mosse in avanti scagliando con forza la guerriera lontano.
Aprì la mano come per prenderle il collo. Olimpia cercò di alzarsi, ma all’improvviso, venne afferrata da una forza invisibile che la sollevò, mettendola con le spalle al muro.
Xena aumentò la presa e i gemiti dell’altra echeggiavano nell’enorme sala.
“Nooo!” il Dio della Guerra si lanciò verso Xena buttandola a terra.
Olimpia cadde al suolo, tossendo e, toccandosi il collo dolorante.
“Non ti lascerò farle del male! -disse il dio scostandosi dal corpo di Xena- è la tua migliore amica! E finché non troveremo un modo per farti tornare in te, non permetterò alla tua mente offuscata dall’odio di nuocerle… anche a costo della mia stessa vita. Sarebbe quello che faresti tu -estrasse la spada.
“Come hai osato!” Dalla sua mano destra uscì una sfera di fuoco che scagliò verso Marte. Il quale fece appena in tempo a buttarsi di lato per schivarla. Si alzò, e tirò un fulmine globulare verso Xena, ma la dea la bloccò.
“E’ tutto qui quello che sai fare?” chiese beffarda.

L’amazzone, sofferente, si avvicinò lentamente a Marte e, appoggiandogli una mano sulla spalla:
“Non farle del male, ricorda che non è in lei…”
“Ancora tu, –la interruppe Xena- sai, pensavo che un Dio della Guerra fosse dedito al male, o almeno quello che conoscevo io, non è così, Marte?”
“Olimpia, mi dispiace doverti dire che lei è perfettamente in sé… la sua memoria è solo tornata nel passato quando era cattiva” le spiegò lui con un tono fermo.
“Marte, ti prego…” sussurrò ancora la donna.
“Ora basta!” la dea abbassò il braccio con forza sul pavimento, aprì una crepa che si allungò fino ad arrivare ai piedi dei due. Quest’ultima perse l’equilibrio e cadde nella spaccatura che si allargava, ma il dio si lanciò per afferrarla.
“Enormi i miei poteri, vero?”
Lui la rimise a terra sana e salva e, poi, le disse di andarsene dal palazzo.
“Cosa? No! Non voglio lasciare Xena da sola.”
“Ascoltami bene, sarà molto arduo combattere contro di lei -la fermò Marte prendendola per le spalle- ...e non so se…”
“No, non pensarlo nemmeno.”
“Olimpia, prestami attenzione!” ma l’amazzone non voleva ascoltarlo, non voleva sentire quello che le avrebbe detto.
“Perché? Perché sei qui e non sei rimasto dov’eri? Nessuno ti aveva chiesto niente!” non sapeva perché aveva pronunciato quelle parole; era arrabbiata, confusa, e si pentì subito di quello che gli aveva detto. Conosceva bene il motivo per il quale era venuto ad aiutarla e, abbassò la testa per non guardarlo negli occhi.
“Olimpia, vai via!” continuò lui come se non fosse successo niente. L’amazzone annuì, e controvoglia si avviò verso l’uscita.
“Tu non vai da nessuna parte” la fermò Terseth pronto ad attaccare.
“Lasciami passare!” ma il guerriero la stava già attaccando e Olimpia si abbassò rapida e lo fece cadere.
“Va bene, l’hai voluto tu”.
Si rialzò e prese i sais.

“Possiamo continuare ora? -Xena fece apparire una spada avvolta dalle fiamme, la fece roteare e il fuoco svanì-  Prendi la tua spada!”
Cominciarono a combattere.
Terseth si alzò da terra e riattaccò l’amazzone deciso a vendicare il colpo ricevuto, ma Olimpia era pronta a difendersi anche questa volta. Incrociò i sais alla spada di Terseth, e con una spinta fece una ruota in aria facendo volare via l’arma dell’avversario. Corse verso Terseth e lo colpì con una serie di calci al torace che si conclusero con una capriola.

Anche Xena e Marte iniziarono la loro battaglia. Non si riusciva a capire chi dei due stava avendo la meglio. Le loro lame si incontrarono, e i due erano così vicini che Marte riusciva a vedere negli occhi di Xena quella forza, quel fuoco, che ardeva quando combatteva.
“Unisciti a me, Marte –e sfiorò con le labbra quelle del dio- saremo imbattibili, io la tua regina… tu il mio re” lei stava per baciarlo, ma l’altro girò la testa in senso di diniego.

Perché l’aveva fatto? Non era forse quello che aveva sempre desiderato? Governare insieme, averla tra le braccia ogni giorno,ogni notte, ogni secondo… non era questo
che aveva sempre voluto? E allora perché aveva detto no?

La dea rise sarcasticamente.
“Come vuoi… questo te l’ho conservo per dopo” sussurrò. Fece un salto in dietro e colpì con un calcio in viso il dio, che indietreggiò di qualche passo. Si asciugò il sangue fuoriuscito dal labbro inferiore e guardò la mano con la quale si era pulito la bocca: non ci avevo pensato…ora è una dea e può ferirmi e uccidermi, se lo desidera.
I due continuarono a combattere come due furie, Marte aveva di vista l’obiettivo del combattimento: cercare di far tornare Xena la Principessa Guerriera. Ora lottava come ai vecchi tempi, quando cercava sempre, con un piano ben congegnato, di riavere la sua guerriera; e, tuttavia, Xena riusciva sempre a trovare il modo di farsi beffe di lui.
Gli piaceva combattere con lei, con qualcuno al suo livello…

Xena lo percosse al petto con l’elsa della spada, poi gli assestò un potente calcio in faccia che lo fece volare a terra.

 

“Allora, ti sei convinto? Ti unirai a me?” insisté l’altra.
“Ehi, queste sono le mie battute! Sono io quello che dovrebbe comportarsi così! -Rispose il dio ironicamente, rialzandosi.
“Cosa?”
Certo, lei non lo sapeva. Non sapeva che aveva abbandonato la vita di spietata guerriera per diventare una paladina della giustizia e che lui, il grande Dio della Guerra, aveva tentato di riaverla indietro in tutte le maniere.
Xena si toccò le tempie doloranti, chiuse gli occhi, e alcune immagini si fecero spazio nella sua mente…

“Olimpia!”
Era notte, la corrente la stava portando via, ma lei resisteva. Si rituffò per cercare l’amica perduta.
“Olimpia!” finalmente la trovò, priva di sensi…

Era in ginocchio a terra, confusa…
fra le braccia teneva il corpo di un ragazzo dalla chioma bionda, inerte.
“Seleuco…” 
Dolore.
“Nooo!”

“Aaaaah!”  le urla di Xena echeggiarono nella sala.
Olimpia colpì Terseth che cadde a terra svenuto e corse verso di lei.
“Xena…” dissero Marte, immobile davanti a lei, e l’amazzone che si stava avvicinando.

 

Arrivò di corsa nei pressi di un fiume, una giovane donna si stava lavando, indossava una semplice sottoveste bianca.
Quando la vide un bellissimo sorriso si formò sul volto dell’amica.
“Xena, vieni l’acqua è bellissima!”

“Il pericolo ti eccita, e come ben sai io sono piuttosto pericoloso. L’azione e il potere ti attraggono come la fiamma attira la falena…” 

Combatteva contro dei soldati romani come una furia. Poi, un urlo di rabbia in lontananza risuonò facendo sussultare i presenti. Fu colpita alla schiena dal  suo stesso Chakram e cadde a terra incapace di muoversi.
Era lì, distesa sul suolo e osservava tutta la scena senza poter fare niente.
“No!” Olimpia, stava tornando indietro per aiutarla avventandosi con forza su ogni soldato che le si avvicinava.

“…Bruciano con forza dentro di te… anch’io brucio dentro di te!”

“Aaaaah! Basta! Basta!” cadde in ginocchio stringendosi la testa dolorante fra le mani.

“Tu puoi sentirmi come una febbre…”

“Marte! Marte! So che sei qui, mostrati!”
“C’era una volta uno scorpione che doveva attraversare un ruscello…”
Xena si guardò intorno cercando di capire da dove provenisse quella voce 
“…allora, chiese ad un bellissimo cigno di aiutarlo, e questo disse: -Io ti aiuterò, ma tu non dovrai pungermi- e lo scorpione rispose: -ti do la mia parola-…”
Il dio apparve dietro di lei, e la stringeva a se. Al tocco della divinità, un sensazione s’impadronì del suo corpo, piegò leggermente la testa in dietro…
“…il cigno fece salire lo scorpione sul dorso, ma a metà strada, lo scorpione punse il bellissimo animale, che chiese: -perché l’hai fatto?-…”
la mano della divinità, circondata da un bagliore rosso, le accarezzava piano il ventre, poi il seno,la sua, seguiva quella del dio.
“-è la mia natura…” concluse Xena girandosi per guardarlo.

Correva veloce fra gli alberi, ma una freccia la colpì, poi un’altra, e un’altra, un’altra ancora, finchè non cadde a terra.

“…Tu sei Xena, la principessa Guerriera, invincibile. Adesso devi fare ricorso alla tua forza sopraumana…”

“Aaah!!” Accadde tutto in un secondo.
Olimpia e Marte si stavano avvicinando a Xena che urlava dal dolore, quando una forte esplosione distrusse metàpalazzo, poi, il buio. 

Continua...

 

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