Fanfiction "L'Urna del Potere"

Marte, il Dio della Guerra

Venere, la Dea dell'Amore
Olimpia

Autolico
Capitolo 3
La nascita di una dea
Riassunto:
Olimpia scopre che il Faraone vuole far tornare in vita Xena con un talismano. l’amazzone cercherà di impedire che ciò accada con l’aiuto delle dee dell’amore Venere e Iside, ed Autolico. Ma scoprirà che il Re dei Ladri non è quel simpaticone e rubacuori che conosceva. Ad aiutare “l’armata di dee e mortali” arriverà Marte.Shalna si è occupata della correzione e della revisione di questo capitolo.
Olimpia si svegliò dolorante, si alzò e notò che non era più nel tempio, ma in un altro luogo. Cos’è questo posto? Dove mi trovo? pensò.
Una serie di torce si accesero mostrando una galleria. L’amazzone prese una di esse e s’incamminò. Arrivò alla fine del passaggio sotterraneo e si trovò davanti ad un immenso portone socchiuso.
Sbirciò, ma non riusciva a vedere niente, però sentì delle voci; sembrava recitassero qualcosa in una lingua a lei sconosciuta. Un po’ esitante, entrò piano nella stanza nascondendosi dietro ad una grossa colonna. Ora riusciva a vedere delle persone che indossavano una lunga tunica nera, i loro capi erano coperti da un cappuccio. Uno di loro teneva in mano una specie di talismano. Gli altri avevano le braccia alzate. Sporgendosi ancora un po’, notò che erano intorno ad un altare di pietra ma non riusciva a vedere cosa c’era su di esso. Così decise di avvicinarsi ancora un po’ e, con orrore, scorse una scena che non avrebbe voluto vedere.
Sull’ara c’era il corpo di una donna, una donna che lei conosceva bene. Poi, la persona che teneva in mano il talismano si tolse il cappuccio ed esclamò:
“Sta per giungere l’ora della reincarnazione!”.
L’uomo era, constatò con stupore l’amazzone, il Faraone.
Si sentì toccare la spalla e, voltandosi, vide l’anima di Xena,
“Olimpia… aiutami!”.“Xena!” gridò l’amazzone svegliandosi.
Si alzò e, senza preoccuparsi dei presenti, cercò la sua borsa.
“Olimpia, calmati.” disse Autolico, ma lei non lo ascoltava.
Quando trovò l’urna, la prese e la scaraventò a terra. Cercarono di fermarla, ma non ci riuscirono e l’oggetto si frantumò. Non sapeva come, ma era sicura di ciò che faceva, infatti, era come sospettava…
“Non è possibile!” esclamò Venere.
“È …è sabbia!” l’amazzone rimase ad osservare i frammenti, sbalordita.
Poi, vedendo le loro facce stupite, raccontò la visione.
“Ma com’è possibile?” domandò Autolico.
“Sarà stata la sfera che l’ha colpita a farle fare quel sogno.”
“È probabile.”
“Quindi una delle guardie deve aver scambiato il contenuto dell’urna.”
“Credo di sì.”
Ma Olimpia non stava ascoltando, pensava a come salvare Xena e soprattutto a come trovarla.
“Dobbiamo tornare a palazzo!” aggiunse infine.
“Cosa? Sei impazzita? Perché?”
“Perché credo che Xena sia lì, da qualche parte.”
“Puoi contare su di me. Ti aiuterò.” la rassicurò Venere sorridendo.
“Anche su di me… però non sarà facile.”
“Lo so Autolico, ma dobbiamo tentare.”
“Ecco perché gli déi erano preoccupati…” intervenne improvvisamente Iside.
“Cosa?” chiesero in coro.
“Ma certo! Un po’ di giorni fa, sono circolate delle voci riguardanti la reincarnazione di un’anima con un cattivo passato, ma che nel corso della sua vita si era purificata! Molti secoli fa, un dio creò un talismano capace di riportare in vita le persone; purtroppo, qualcosa andò storto e l’oggetto funzionava solo sullo spirito di individui che erano stati malvagi. Infatti, una volta resuscitati, costoro erano ancora più ribelli e maligni di quanto non fossero stati nella loro vita passata. E oltre a questo, il talismano dava loro delle facoltà magiche enormi. Il dio, dopo aver scoperto ciò che provocava, lo nascose in una grotta protetto da una barriera. Per anni, molti hanno tentato di rubarlo, e solo ora ci sono riusciti”.
“E Xena è perfetta per i loro scopi” concluse Olimpia con un filo di voce.
“Sì. Soprattutto, da quel che ho saputo, dopo essersi sacrificata per salvare tutte quelle anime. Se il loro piano riesce… non so cosa potrebbe succedere”.
“Grazie per la storiella. -aggiunse Venere ironica- Allora, sei con noi?”
“Va bene, vi darò una mano anch’io.” Rispose sbuffando Iside.
“Bene! Però è meglio rimandare a domani” osservò Autolico.
“No, è meglio andare ora che è buio.”
“No, Olimpia, fidati, è meglio aspettare a domani sera…”
“Domani sera? Ma sarà troppo tardi. Andiamo ora.”
“Ascolta, si tratta di un rituale di reincarnazione, in genere perché funzioni, deve svolgersi durante la luna piena e ci sarà domani.”
“Olimpia, sei troppo stanca per combattere, sei confusa e credo che ancora ti debba riprendere da tutto ciò. -aggiunse Venere prima che l’altra potesse ribattere- Intanto che riposate, io ho una cosa da fare…ciao, ciao!” e svanì in una nube rosa; anche Iside scomparve lasciando Olimpia e Autolico soli.*
Nel tempio calò il silenzio. Olimpia non riusciva a dormire, pensava a quello che aveva visto, a Xena e a cosa sarebbe successo se il rituale sarebbe stato compiuto. Si alzò dal suo giaciglio e uscì.
L’aria era fresca e un venticello le sfiorava il viso, si ritrovò a pensare all’amica scomparsa e una lacrima scese sulle guancia rosea. In seguito, fra gli alberi vide qualcosa. Afferrò il chakram e senza pensarci lo lanciò verso il punto dove aveva visto dei movimenti. L’arma spezzò l’aria, acquistando velocità, per poi scomparire fra gli alberi. Attese qualche secondo e, all’improvviso udì il rumore di un leggero fischio a lei familiare. Vide il chakram tornare indietro e con un movimento automatico, lo afferrò e lo guardò sbalordita.
Poi, sentì un fruscio tra le foglie e vide una figura di donna avvicinarsi lentamente.
“Stai diventando sempre più brava”.
L’amazzone rimase immobile. L’altra parlò di nuovo: “Olimpia, non mi riconosci?” Aveva capito chi era, ma non riusciva a muoversi fin quando lei non si mostrò alla luce della luna. Sentì il cuore salirle in gola, quando la vide e le corse incontro per abbracciarla, ma finì con l’attraversarla.
“Non puoi farlo. Sono uno spirito”.
Tuttavia, non le importava in quel momento. Le lacrime iniziarono a scivolarle sulle guance, l’altra alzò una mano verso di lei per accarezzarle il viso, anche se non poteva.
“Xena! Sono felice di rivederti!” con la voce rotta dalla commozione.
“Anch’io.”
“Non ho mai smesso di pensarti…”
“lo so.”
“Io…io…” cercò di continuare, ma non ci riusciva.
“Olimpia, non piangere ancora per me. Devo dirti delle cose, ma non ho molto tempo”.
“Prima non era…”
“…un sogno? No, non lo era”.
La guardava ancora perplessa.
“Ho bisogno che tu mi ascolti bene -vedendola annuire, continuò- Penso che sai già cosa vogliono fare il Faraone e i suoi seguaci…”
“Sì, so che cercano di ricostruire il tuo corpo e reincarnarne la tua anima con quel talismano”.
“Bene. Sei consapevole, dunque, che tornerei in vita malvagia e con dei poteri illimitati. -fece una pausa, poi riprese: - Devi impedire che questo accada.
“Xena, ti aiuterò.”
“Non avevo alcun dubbio. Ma devi stare molto attenta. Questa gente è pericolosa, faranno di tutto affinché il rito riesca. Promettimi che starai molto attenta” disse sottolineando con la voce quel “molto”.
“Te lo prometto”.
Ci fu un minuto di silenzio nel quale le due guerriere si scambiarono uno sguardo intenso.
“Ora devo andare. Non ti fidare di nessuno, nemmeno di coloro che ti stanno intorno: non lasciarti ingannare dall’apparenza. Ci rivedremo presto.” e all’improvviso scomparve.
“Xena! - gridò Olimpia- Ti aiuterò, anche se dovesse essere l’ultima cosa che faccio!”.
Era quasi l’alba, quando l’amazzone tornò nel suo giaciglio nel tempio e, ridendo a fior di labbra, chiuse gli occhi stanca, ma felice.*
La luce del sole svegliò l‘amazzone. Dopo l’incontro della sera precedente era tornata a sorridere, no, non si sentiva più sola. Poi, ricordandosi della missione, andò a svegliare Autolico, ma non lo trovò.
“Olimpia, finalmente ti sei svegliata” disse, arrivandole alle spalle.
“Autolico, buongiorno.” dopodiché lo osservò allontanarsi con fare circospetto; c’era qualcosa di strano nella sua espressione, sembrava diverso. Tuttavia, non si soffermò a lungo a riflettere su quella sensazione. Doveva pensare ad un piano per salvare Xena.
“Buongiorno, a tutti voi mortali!” salutò la dea Iside apparendo in un fascio di luce viola.
“Buongiorno, anche a te! Grazie per la tua ospitalità. In che modo possiamo ringraziarti?”
“Beh, umh…fammi pensare…”
“In nessun modo!- esclamò Venere prima che la dea potesse aggiungere altro- Per Iside è stato un piacere ospitarvi” rivolse un’occhiataccia alla dea egiziana, ammonendola.
“Devi sempre rovinare tutto, vero? “ Replicò l’altra.“Olimpia, hai riflettuto sul modo in cui agiremo?” chiese la Dea dell’Amore all’amica, snobbando la collega.
“Veramente…” ma proprio in quel momento rientrò Autolico interrompendola.
“Buongiorno, vedo che ci siamo tutti”.
“No, non tutti. C’è ancora una persona che farà parte del gruppo” rispose Venere.
I presenti si guardarono aspettando una spiegazione.
“Allora? Chi è?”
“Arriverà tra un po’… spero”.Intanto il Dio della Guerra era rientrato nel suo tempio, avvilito come al solito. Si avvicinò all’altare dove alcuni fedeli avevano deposto del cibo come dono; prese una mela e andò a sdraiarsi sul kline.
La sera precedente, gli aveva fatto visita la sorella chiedendoli di aiutare Olimpia e Xena.
“Xena…” mormorò fra sé. Morse la mela al pensiero della Principessa Guerriera e, accennò un sorrisetto.
Una leggera brezza lo accarezzò; un calore conosciuto gli attraversò il corpo muscoloso. Il frutto gli cadde dalle mano, si alzò di colpo, si girò e una figura apparve davanti ai suoi occhi.
“Salve”.
Marte la ammirava stupito, non riusciva a crederci; la donna della sua vita era di nuovo davanti a lui, bella come sempre e in attesa di una sua qualche reazione.
“Xena...” fu l’unica cosa che riuscì a dire in quel momento, rimanendo immobile a contemplarla.
“Che piacere vederti!” gli disse ironica.
“Ah, si?”
“Ti ho osservato dopo la mia morte. Hai passato la maggior parte del tuo tempo in questo posto cupo. Ogni giorno che passava diventavi sempre più triste. Senza di me la tua armata avrebbe potuto fare molte brutte malefatte, e invece....”
Tuttavia, Marte non la ascoltava; continuava a fissare gli splendidi occhi azzurri di colei che aveva perduto e, che ora si trovava davanti a lui, più incantevole che mai.
Le si avvicinò lentamente. Portò la mano verso il suo viso e, con le dita, cercò di sfiorarle le labbra. Lei non poteva percepire il suo tocco, eppure una sensazione già provata in passato la pervase. Subito dopo, tuttavia, gli lanciò un’occhiata tanto minacciosa, che l’altro subito tolse la mano.
“Perché hai deciso di lasciare di nuovo questo mondo, perché hai deciso di… abbandonarci?” concluse riferendosi sia a lui sia ad Olimpia.
“Come Dio della Guerra lo dovresti sapere. L’ho fatto per quelle quarantamila anime che non avevano raggiunto la pace eterna, ed io dovevo restare nell’aldilà per vendicarle. Era una cosa che ero tenuta a fare.”
“Potevi lasciarle prigioniere, cosa te ne importava? Io non…”
“Ora basta! Pensavo che avresti capito...”
Lo guardò negli occhi; erano pieni di dolore, erano vuoti. Rimase impressionata alla vista di quello sguardo che era stato sempre vivace ed arrogante.
Xena si ripresasi dallo sgomento, continuò:
“Comunque, ero venuta qui per un’altra ragione. So che Venere ti ha informato di cosa sta accadendo.”
“Sì.” rispose distratto, continuando a fissarla.
“Allora, li aiuterai?”
“Perché dovrei farlo?”
“Perché con loro c’è Olimpia e, tu non vuoi che le succeda qualcosa, vero?” lo minacciò.
“La biondina se la cava benissimo da sola.”
“Si, lo so. Tuttavia se ci sarai anche tu starò più tranquilla, poiché so che sarà in ottime mani”.
“Da quando ti fidi di me?”
“Devo” rispose sarcasticamente.
Marte accennò un sorriso e, la Principessa Guerriera notò che quel senso di vuoto era svanito nei suoi occhi: il Dio della Guerra che conosceva stava ritornando.Nel tempio, intanto, “l’armata” di dee e mortali, si organizzava per salvare Xena.
“Io potrei fare da guida. Sono già stato nel palazzo per qualche lavoretto in passato e, conosco i sotterranei.” Propose Autolico.
“Va bene, sento che lei si trova da qualche parte là sotto”.
“Dove stai andando?” chiese al Re dei Ladri vedendolo uscire.
“A…a prepararmi. Dobbiamo essere in ottime forze se vogliamo vincere.”A molte miglia di distanza, nei sotterranei del palazzo del Faraone, i suoi seguaci erano occupati con i preparativi per la reincarnazione. Il corpo di Xena giaceva senz’anima sull’altare. Improvvisamente entrò nella sala un uomo, dicendo: “Vedo che siete già a buon punto!”
Sì avvicinò all’altare e la luce lo illuminò, al che i presenti allarmati presero subito le armi,
“Fermi, idioti! -li ammonì il Faraone, dirigendosi verso l’uomo- Scusali per la loro incompetenza. Andiamo nell’altra stanza”.
Entrarono e il Faraone fece segno all’uomo di sedersi sul lettino di fronte a lui. Intanto, delle ancelle portarono del vino che versarono nei loro calici.
“Hai delle novità per me?” chiese il Faraone bevendo un sorso.
“Sì, stanno arrivando. Aspettano solo il mio ritorno”
“Bene. -bevve un altro sorso di vino e poi aggiunse- in mia presenza potresti anche ritrasformarti in te stesso. Non mi piace vederti nei panni di questo... come si chiama?”
“Autolico”. Una luce cambiò il suo aspetto. Era un uomo alto, capelli bruni e occhi penetranti.
“Così stai molto meglio, Terseth.”
I due parlarono ancora per qualche minuto, poi, l’altro uscì.Autolico tornò nel tempio.
“Allora? Sei pronto?” chiese Venere impaziente.
“Sì…” e prima che finisse di esprimersi, una luce blu, attirò l’attenzione di tutti.
“Siamo ancora qui? E’ quasi il tramonto dovremmo sbrigarci!” esclamò Marte in tono autorevole.
“Questa non ci voleva…” pensò Autolico con rabbia.
“Credevo che non saresti più venuto!” la dea, sorpresa di vederlo, corse verso il fratello e gli saltò al collo.
“Ho avuto da fare” E si liberò bruscamente dell’affettuosa presa di Venere.
“Marte? E’ lui la persona di cui ci parlavi?”chiese Olimpia rivolgendosi all’amica che annuì con un cenno del capo, sorridendo.
Il dio fece un colpo di tosse interrompendole.
“Come stavo dicendo… ci dovremmo muovere, se vogliamo salvare Xena ” indicò fuori facendo notare a tutti che il tramonto stava per giungere.
“Oh, sì, certo” ma prima che Olimpia potesse aggiungere altro, Marte le prese il polso, la tirò verso di sé e la trasportò nei sotterranei.Poi si materializzarono Venere, Iside, e Autolico.
“Che posto orribile, umido… i miei poveri capelli!” gracchiò Iside.
“Ma perché voi dee dell’amore dovete essere così schizzinose?” Osservò il Dio della Guerra.
“E poi sono io quella vanitosa…” fece notare Venere.
“Come osi! Tu che vai in giro con…con quell’ orribile pettinatura!” Ribatté.
“La mia acconciatura non è affatto orribile! È perfetta…a differenza della tua!”
“Per tutti gli dèi dell’Olimpo! -sbottò stufo Marte- le donne! Olimpia, lasciamole qui.”
“Ma…”
“Autolico, guidaci.” Comandò il dio, deciso a raggiungere al più presto lo scopo.
L’altro ghignò, ma Marte lo notò. Si avvicinò a lui, e gli sussurrò:
“E senza fare scherzi…”
Il Re dei Ladri li condusse lungo un corridoio che portava alle celle, ma invece di andare lì, presero la galleria alla loro sinistra. All’inizio di quest’ultima, c’erano delle torce accese, ne presero un paio e continuarono a scendere. Infine, arrivarono davanti ad un enorme portone.
“È quello del sogno!” esclamò l’amazzone.
Mentre Autolico lo apriva, Marte si avvicinò ad Olimpia
“Siamo sicuri che ci possiamo fidare di lui?” le sussurrò all’orecchio
“Cosa? Certo che ci possiamo fidare… lo so è un ladro ma, stiamo parlando di Autolico!” Fece per andare verso il portone, ma si fermò e si voltò verso l’interlocutore.
“E poi scusa, proprio tu vieni a parlarmi di fiducia?”
“Ehi! Io sono un dio… anzi io sono il Dio della Guerra!” Esclamò spavaldo.
“Venite o no voi due?”
Entrarono. Si trovarono in un’anticamera, posarono le torce e si misero dietro una colonna.
“Allora, facciamo il quadro della situazione. -si sporse un po’guardandosi in torno- Ci sono solo due guardie, e sorvegliano quella porta… credo che lì ci sia Xena.”
“Solo due guardie? E’ un po’ strano…”
“Perché non puoi pensare che sia solo fortuna!”
“Fortuna! Ehi, bello, quando si tratta di certe cose, non-esiste-la-fortuna!” E Marte alzò la voce.
“La volete finire voi due! Ci potrebbero sentire!” intervenne l’amazzone.
“Olimpia, non possiamo aspettare ancora! Ci dobbiamo muovere!”
“E’ vero…”
“Cosa? Credi che il fatto che ci siano solo due guardie sia solo un fattore casuale? -chiese il dio- pensavo fossi più sveglia!”
“E’ vero che ci dobbiamo muovere, ma lo è anche che c’è qualcosa di strano…” ma prima che potesse finire, si accorse che Autolico si stava avvicinando all’entrata passando da una colonna all’altra.
“Ma che diavolo vuole fare?”
I due arrivano al fianco del compagno.
“Non credi di aver creato già guai?”
“Quali guai? Io vi ho portati qui! E io..”
“…e tu sei un imbecille!”
“Oh, il Dio della Guerra si è arrabbiato! Che paura!” Esclamò con ironia.
L’altro gli sferrò un pugno in pieno viso.
“Non ti conviene scherzare con me, moscerino!”
“Ora basta. Autolico, cosa ti succede? E, tu Marte, non picchiarlo più. Il nostro scopo principale è trovare Xena”.
Autolico, che si toccava il naso ammaccato e dolorante, all’improvviso, disse:
“Ehmm, ragazzi…abbiamo visite”.
Le due guardie, che prima erano davanti al portale, ora si trovavano dietro alle loro spalle e gli stavano puntando le lance contro. Marte era pronto a sferrare una delle sue sfere di energia, ma uno di loro prese Olimpia.
“Non ti conviene, se vuoi che la donna viva ancora!”
Tuttavia, il dio ancora non aveva abbassato il braccio. Olimpia lo guardò e gli fece un cenno. Successe tutto in un secondo. L’ amazzone si abbassò e lui lanciò la sfera che colpì la guardia. Intanto, l’altro nemico corse verso la donna che non si fece trovare impreparata; con gran velocità, prese i sais e, alzò le braccia, facendo incrociare le punte proprio nel momento in cui arrivò il fendente, bloccandolo. Tirò una serie di calci allo stomaco del mal capitato, che cadde a terra privo di sensi.
“Visto, è stato semplice!” commentò Autolico sarcastico. Marte e Olimpia lo guardarono torvi.
Si avvicinarono al portone, ma quest’ultimo si spalancò e uscirono una decina di guerrieri.
“Be’, non sarà facile, però… credo che ce la possiamo fare.”osservò ottimista Olimpia, mentre indietreggiavano.
“Non vorrei fare il guastafeste, ma credo proprio che questa volta non ve la caverete tanto facilmente.”
“Che c’è? Hai paura?”chiese Marte.
“No. Ma ne dovreste avere voi.”
All’improvviso la sua voce era mutata, era più profonda. Il dio della Guerra e la regina amazzone si girarono e si trovarono davanti altri guerrieri, pronti ad attaccare ad una minimo accenno di resistenza.
“Siete arrivati al capolinea”.
“Cosa? Che succede Autolico?”
“Autolico? Credo sia il momento di finirla con questa sceneggiata. -vedendo la faccia incredula dell’interlocutrice, aggiunse- Sì, io non sono Autolico. Mi presento, il mio nome è Terseth e, voi non avete via di scampo!”
E si trasformò ridendo malignamente, tuttavia fu interrotto da Marte:
“E tu ci dovresti fare paura?”
“Sai, non dovresti parlare così; hai perso la tua autorità di potente Dio della Guerra spavaldo e arrogante da quando hai iniziato a provare… amore.” E mostrò un’espressione che manifestava tutto il disgusto per quello che Marte era diventato.
L’altro, pervaso da una rabbia furibonda, si lanciò verso Terseth con la spada in mano nell’intento di trafiggerlo. Ma quest’ultimo riuscì a schivare il colpo.
“E tutta qui la tua forza? Mi fai pena!” E sghignazzò.
Fece un enorme sbaglio a pronunciare quelle parole. Aveva colpito nell’orgoglio il dio che lanciò una potente sfera centrandolo allo stomaco, e sbattendolo a molti metri di distanza contro la parete.
“Guardie, uccideteli!” ordinò, rialzandosi.
La battaglia iniziò.Due guerrieri si avventarono su Olimpia. Con il sai nella mano destra fermò l’attacco di uno, gli tirò un calcio, facendolo cadere a terra, e si difese dall’attacco dell’altro guerriero. Intanto tre guerrieri si avvicinavano a Marte che già stava combattendo contro altri quattro.
La battaglia continuava, ma per il dio e l’amazzone non c’era molta speranza di vincere. Erano troppi. Ad un certo punto, si trovarono spalle contro spalle.
“Cosa facciamo?” chiese Olimpia mentre colpiva un guerriero
“Non lo so!” rispose il dio togliendo la spada dal corpo inerme di un altro.
La battaglia sembrava giungere quasi al termine. Ma qualcosa stava per accadere...Nel salone il rito della reincarnazione continuava; ormai era notte, e la luna piena era in alto nel cielo. Un raggio di luna colpì il medaglione che il corpo di Xena portava al collo.
Gli strepiti delle lame che battevano l’una contro l’altra e le urla dei guerrieri, risuonavano nella mente di Xena. Immagini del suo passato accompagnavano il frastuono della battaglia fuori dal salone. Solo fiamme e morte affioravano nella sua mente. Le armate acclamavano a gran voce il suo nome, la gente gridava di paura, i grandi signori della guerra la rispettavano e la temevano. Poi, sentì qualcuno urlare:
“Ecco Xena! La Dea della Distruzione!”.
Stava tornando in vita.
Un enorme energia avvolse la sua mente e il suo corpo.Continua...
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